religione

Misticismo&Masochismo

La tendenza di persone fanaticamente religiose ad infliggersi autolesioni, a compiere azioni masochiste eccetera conferma quanto abbiamo detto. La clinica sessuoeconomica riuscì infatti a dimostrare che il desiderio di essere picchiati o le autopunizioni nascono dal desiderio pulsionale di raggiungere una “distensione senza averne colpa”. Non esiste una tensione organica che non produca rappresentazioni di essere picchiati o torturati non appena la persona in questione si sente incapace di provocare da sola la distensione. Questa è la radice dell’ideologia passiva di sofferenza di tutte le vere religioni .
Dalla reale impotenza e sofferenza organica nasce il bisogno di trovare una consolazione, un sostegno e un appoggio dall’esterno, soprattutto contro le proprie pulsioni malvage, contro quelli che vengono chiamati «i peccati della carne».
Wilhelm Reich, Psicologia di massa del fascismo

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Gerhart Zacharias, Una strana epifania di Dioniso

L’esclusione del dionisiaco e, insieme ad essa, quella dell’elemento oscuro, femminile, a essa legata, è uno dei problemi centrali del cristianesimo. Uno stato di estremismo produce effetti funesti, poiché ciò che viene escluso non è superato, ma assume forme ostili alla propria stessa posizione.
Così, il materialismo che lotta contro il cristianesimo è una forma del “grande femminino” (“materia”, da “mater”) che il cristianesimo non è riuscito a superare.
Nel romanticismo del sangue e del suolo, col suo culto del passato che ha tratto a sé innumerevoli vittime, nel ribellismo giovanile, nel fanatismo calcistico e in tante manifestazioni estemporanee, il dionisismo represso trova espressione.
Dal superamento di questa frattura, che sciaguratamente domina il nostro tempo, dipende il destino dell’Occidente.
Gerhart Zacharias, Una strana epifania di Dioniso, 1959
(in Il dio dell’ebrezza, a cura di E. Zolla, 1998)

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Un frate tanto fascista da diventare santo

 

“San Giovanni Rotondo, paesello del forte e dimenticato Gargano è noto in Italia per i voluti miracoli di Padre pio, miracoli che hanno formato la fortuna di parecchi speculatori”.
Le parole che abbiamo riferito non sono state scritte in questi giorni dai corrispondenti scesi a S. Giovanni Rotondo a descrivere la mesta e solitaria Pasqua del padre di Pietrelcina, estromesso, per intervento del Vaticano, dalle funzioni della Settimana Santa, dopo che la sua attività di mistico taumaturgo ha suscitato sospetti e diffidenze persino nelle gerarchie ecclesiastiche. Queste parole sono l’inizio di una corrispondenza apparsa sull’Avanti! quarantuno anni fa, esattamente il 20 ottobre 1920, per un’occasione che non ha nulla a che vedere con le inchieste di oggi sugli episodi di fanatismo religioso e sulle losche speculazioni che superstizione e ingenuità hanno alimentato.
Il titolo della corrispondenza era infatti: “Il massacro di San Giovanni Rotondo”. Il massacro era avvenuto sei giorni prima, il 6 ottobre, e fu uno dei tanti che insanguinarono l’Italia nel periodo che va sotto il nome di biennio rosso, allonché più violenta si scatenò l’aggresssione degli squadristi di ogni risma, fratelli della polizia e della guardia regia contro i lavoratori e le loro organizzazioni. Il legame tra Padre Pio e il sanguinoso episodio non si limita alla circostanza che il fatto avvenne nello stesso luogo dove già allora egli si era acquistato fama di artefiche di miracoli più o meno “voluti”. A quell’epoca Padre Pio non era il mistico contemplativo, spargitore di grazie, che conosciamo oggi. Era anche questo, ma sebbene provato, riferiscono intempestivi agiografi – dalle notturne lotte col demonio “da cui riportava i segni visibili sul corpo”, il trentaquattrenne cappuccino conservava forza bastante per dedicarsi ad altro genere di lotte.
E le lotte di quel tempo si combattevano nel modo che tutti sanno, ma Padre Pio non era uomo da tirarsi indietro. Egli aveva dato dimostrazione della sua energia fin dal primo momento che mise piede a San Giovanni Rotondo. Le cose nel paesello non andavano troppo bene. Le chiese erano poco frequentate, le osterie, invece, rigurgitavano, a quanto pare, di avvinazzati bestemmiatori. L’arivo del frate bastò a modificare la situazione: le osterie si fecero deserte, le chiese si ripopolarono. Afferma una biografia che “sparì la bestemmia, risanarono le famiglie, si placarono gli odi e cessarono le contese”. L’effetto di tutto ciò, racconta sempre la biografia dello stigmatizzato di San Giovanni, fu che “gli avvocati non avevano più nulla da fare”. Ma la quiete non fu di lunga durata se di lì a qualche anno, cioè nel 1920, il frate di Pietrelcina si trovò a fronteggiare una situazione esetremamente grave, dalla quale il 14 ottobre di quell’anno scaturì il massacro di cui parlava il nostro giornale, un eccidio in cui si ebbero 11 morti e ottanta feriti.
Quale fu la parte di Padre Pio e dei suoi frati in quell’episodio e negli eventi che lo precedettero? I fatti si possono ricostruire dalla cronaca che ne dette L’Avanti nel suo numero del 20 ottobre 1920, e dagli atti parlamentari relativi alla discussione che si svolse alla Camera il 5 dicembre dello stesso anno sul tragico episodio.
Nel 1920 si stava procedendo in tutta Italia alle elezioni amministrative che segnavano un notevole successo dei socialisti. Si doveva votare anche a San Giovanni Rotondo che era retto da un commissario prefettizio, un certo Carmelo Romano, un individuo su cui pendeva anche un processo per violenza carnale. Per il timore di una vittoria socialista, si tentò di rinviare le elezioni, si verificarono diversi episodi di violenza e di intimidazione, ma infine la popolazione di San Giovanni Rotondo andò alle urne. Il blocco conservatore agrario che si esprimeva nei cosiddetti libero-popolari fu sconfitto: i socialisti ebbero la maggioranza col 1069 dei voti contro 850. Per il rinvio delle elezioni si era mosso quello che il deputato socialista Mucci nella discussione alla Camera, chiamò blocco o fascio d’ordine, che, precisò, “andava dai combattenti patriottici a Padre Pio e agli arditi neri”. In questo modo il nome del taumaturgo fu direttamente legato se non all’episodio del massacro ai suoi antefatti, alle cause che lo determinarono e ai gruppi che lo provocarono. Il clero del luogo si era dato un gran daffare per favorire nella campagna elettorale il blocco conservatore e nazionalista ma il suo intervento non era valso a mutare l’esito della consultazione. Essendosi mossi “preti e frati che in quel paese abbondano” – come si legge nel vecchio numero del nostro giornale – è difficile credere che Padre Pio non se ne era stato con le mani in mano. I socialisti, a suo giudizio, dovevano minacciare il prezioso lavoro di bonifica delle osterie che, a quanto affermano i suoi biografi, egli aveva felicemente compiuto. E’ certo comunque, perché l’affermazione di Mucci non viene contestata dal sottosegretario agli Interni Corradini, che Padre Pio era un personaggio di rilievo nel “fascio d’ordine” che tentò dapprima di opporsi alle elezioni e che poi cercò di impedire ai socialisti di prendere possesso del Comune. Nel blocco o fascio d’ordine denunciato da Mucci si collocava un gruppo del tutto nuovo che si intitolava “Arditi di Cristo” e aveva per emblema un gagliardetto nero con lo stemma pontificio. Era dunque in buona compagnia Padre Pio, anche ammettendo che non fosse tra gli ispiratori di questi squallidi provocatori. Da essi venne infatti la provocazione che dette il via alla sparatoria. Il 14 ottobre un corteo popolare percorse lle vie di San Giovanni Rotondo per accompagnare gli amministratori socialisti che si insediavano nel comune. Ma davanti alle porte del municipio il corteo fu fermato dai carabinieri. Il commissario Pevere che ridigeva il servizio d’ordine si opponeva che i socialisti nel prendere possesso del municipio esponessero la bandiera rossa dal balcone dell’edificio, perché, diceva, sarebbe stata un’offesa alla patria e alla bandiera nazionale. Gli “arditi” erano decisi anch’essi a impedire l’esposizione della bandiera rossa. Da essi partirono oltraggi e insulti ai dimostranti. Cominciarono così i tafferugli: simultaneamente dal balcone del municipio, i carabinieri aprirono il fuoco sulla folla. Si parlò anche del alncio di una bomba che però venne attribuito non alla forza pubblica ma agli “arditi”.
Qualcuno pensa, non senza una certa verosimiglianza, che l’oblio in cui cadde Padre Pio fino al 1933 andasse spiegato col fatto che il suo nome era stato mescolato a un episodio così tragico del periodo di violenze che precedette l’avvento del fascismo. Ora Padre Pio sta rientrando nell’ombra una seconda volta, per ragioni diverse: i fatti di oggi, la vicenda che abbiamo rievocato confermano che la sua attività, la sua fama, quello che si è chiamato il suo mito, hanno poco da vedere con la semplice fede di devoti, che spesso, attraverso la persona del taumaturgo, ha finito per dare alimento a quella situazione su cui il Vaticano ha deciso di intervenire.
Giancarlo Smidile, Nel massacro di S. G. Rotondo Padre Pio fu con gli arditi neri, “Avanti!” (2 aprile 1961).

Per un approfondimento sulla figura del frate fascista, si possono consultare:

Sergio Luzzatto, Padre Pio. Miracoli e politica nell’Italia del Novecento, Einaudi (2007)
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oppure qui:
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Mario Guarino, Santo impostore, Kaos (1999, 2002)
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etere, dio e diavolo

“L’uomo attivo aveva una grande responsabilità quando costruiva ponti o guidava treni o educava bambini. In realtà egli aveva questa responsabilità in ogni movimento del suo corpo, ma non lo sapeva. Pensava di non essere nessuno, pensava che solo il suo padrone, il suo giudice o il capo della polizia fossero gravati dalla responsabilità sociale. L’uomo attivo vedeva la natura funzionare e crescere nei suoi figli attraverso i millenni. Vedeva che i suoi figli nascevano come animaletti forniti di organi genitali e desideri culturali. Ma non capiva il senso di questa realtà, e puniva i suoi bambini perché erano animali. In verità Dio aveva creato ogni cosa, compresi i genitali. Ovviamente era proprio perché i genitali funzionavano che erano nati i bambini. Ma d’altronde avere degli organi genitali era una cosa vergognosa, dovuta in certo qual modo ad una istituzione demoniaca; toccarli era peccato grave. Per millenni un’organizzazione terribile potente predicò che il piacere dell’unione genitale era peccaminoso. E l’uomo vi credette; non sentiva il proprio corpo, non aveva fiducia nei propri sensi, trascurò la sua vera origine e smarrì la chiave della sua fecondità. L’uomo attivo aveva nelle sue mani tutto il potere di cui aveva bisogno per essere veramente libero, ma non lo sapeva e finì con consegnare tale potere ad un padrone.”
Wilhelm Reich, Etere, Dio e Diavolo, 1949

Qui uno stralcio dal libro:
etere dio e diavolo

sessualità e paura

“L’adolescente medio, in quanto preparato sin dalla primissima infanzia nell’ambito della casa paterna autoritaria, è in violento conflitto fra sessualità e paura. (…)
L’esperienza mistica lo mette in uno stato di eccitazione vegetativa che non raggiunge mai il naturale soddisfacimento organico. L’adolescente sviluppa una tendenza pulsionale di carattere omosessuale passiva; l’omosessualità passiva è, dal punto di vista pulsionale, l’antagonista più efficace della naturale sessualità virile perché sostituisce l’attività e l’aggressione* con la passività e gli atteggiamenti masochisti, cioé proprio con quegli atteggiamenti che determinano la base strutturale di massa della mistica patriarcale-autoritaria. (…)
Nel lavoro sessuo-economico fra i giovani religioso-mistici bisogna contrapporre il naturale bisogno genitale alle pulsioni secondarie (omosessuali) e mistiche.
Questo compito psicologico di massa coincide completamente con la direzione obiettiva dello sviluppo del progresso sociale in campo sessuo-economico: abolizione della rinuncia genitale e affermazione della vita sessuale genitale dei giovani.”
Wilhelm Reich, Psicologia di massa del Fascismo

* Per Reich l’aggressività è “il mezzo indispensabile di ogni moto pulsionale. Questo è di per sé aggressivo, poiché la tensione spinge in direzione della soddisfazione. Esiste quindi un’aggressività distruttiva, una sadica, una locomotoria, una sessuale.”
Wilhelm Reich, La funzione dell’orgasmo (1942)

eccitazione religiosa

“L’idea base religiosa in tutte le religioni patriarcali è la negazione dei bisogni sessuali. Non esistono eccezioni, se lasciamo da parte le religioni primitive che erano sessuo-affermative e in cui religione e sessualità erano ancora una unità. Nel passaggio dall’organizzazione sociale del diritto naturale e del matriarcato al patriarcato e quindi alla società patriarcale divisa in classi, l’unità fra culto religioso e culto sessuale si disgregò; il culto religioso divenne l’opposto di quello sessuale. Con questo il culto sessuale cessò di esistere per cedere il posto all’inciviltà sessuale dei bordelli, della pornografia e della sessualità sotterranea. Non vi è bisogno di ulteriori motivazioni per spiegare che nel momento in cui l’esperienza sessuale non costituiva più un’unità con i culti religiosi, ma il loro opposto, l’eccitazione religiosa doveva diventare contemporaneamente un surrogato dell’atto del piacere perduto, socialmente positivo. Soltanto questa contraddizione dell’eccitazione emotiva religiosa, cioè che essa è contemporaneamente antisessuale e un surrogato sessuale, fa comprendere la forza e la tenacia delle religioni.”
Wilhelm Reich, Psicologia di massa del fascismo

i bambini e Dio

“I bambini piccoli non credono in Dio. La fede in Dio si ancora regolarmente in loro solo quando devono imparare a reprimere le loro eccitazioni sessuali quando si masturbano. In tal modo acquisiscono la paura del piacere. In quel momento cominciano a credere veramente in Dio, a sviluppare la paura di lui e non solo a temerlo in quanto onniscente e onnipresente ma contemporaneamente ad appellarsi a lui come protettore contro la propria eccitazione sessuale.”
Wilhelm Reich, Psicologia di massa del fascismo

eccitazione religiosa

“L’eccitazione religiosa non è comprensibile e quindi neanche superabile senza comprendere la contraddizione che porta in sé. Essa non solo è antisessuale, ma è essa stessa altamente sessuale. Essa non solo è morale, ma è contemporaneamente profondamente contro natura, non igienica in senso sessuo-economico.”
Wilhelm Reich, Psicologia di massa del fascismo