Autore: Rob

Sono nato a Bologna nel 1960. Ancora studente medio, ho partecipato al movimento del ’77 ed a Radio Alice. Dopo la laurea in filosofia con Enzo Melandri, ho proseguito un percorso di ricerca e divulgazione del marxismo in varie associazioni e riviste culturali. Tra le mie pubblicazioni: - Sull’ideale di sviluppo onnilaterale dell’uomo secondo Eval’d Vasil’evic Il’enkov, Bologna, Andromeda, 1994; la curatela delle antologie: - Mao Tse-Tung, Ribellarsi è giusto!, Bologna, Synergon, 1991 e 1993, Camerano, Gwynplaine, 2013; - V.I. Lenin, Spronando il ronzino della storia fino a farlo schiantare, Bologna, Synergon, 1994, Camerano, Gwynplaine, 2010 (con il titolo L'arte dell'insurrezione). Dal 1984 ad oggi ho pubblicato articoli e saggi sulle riviste: «La Resistenza continua», «Lineamenti», «Rassegna sovietica», «La Contraddizione», «Invarianti», «Seagreen», «Progetto Memoria», «Contropiano». Ho iniziato a lavorare a 16 anni, svolgendo vari mestieri manuali, fino al 1990. Dopo aver lavorato per oltre un decennio come bibliotecario per il Comune di Bologna, dal 2001 sono dipendente della Cooperativa Solidarietà Familiare di Bologna, in qualità di Educatore Professionale, lavoro in un gruppo appartamento per disabili psichici gravi. Nel 2002 ho partecipato allo stage "The Induction of Energy", tenuto da Howard Y. Lee; dal 2003 pratico il Dao Yin Fa Qi Gong seguendo gli insegnamenti di Georges Charles, Jean-Luc Saby e Marco Mazzarri. Nel 2005 ho conseguito il diploma di Operatore Bionaturale del Benessere e dal 2007 sono docente di Qi Gong nella Scuola di Naturopatia per Operatore Bionaturale del Benessere di Bologna.

Rigido e flessibile

Quando un uomo è vivo, il suo corpo è elastico e flessibile,
quando è morto è duro e rigido. 
Così succede con ogni cosa. 
Gli alberi e le piante sono teneri e flessibili quando sono in crescita, 
per poi diventare fragili non appena muoiono. 
Allora, essere duri e rigidi corrisponde ad andare incontro alla morte,
mentre, per vivere, basta continuare ad essere teneri e flessibili.
LaoziAOZI, Daodejing

 

Questo brano è tratto dal nuovo blog Gymnosophia che costituisce pars construens: le arti della liberazione, del discorso di cui questo blog è la la pars destruens: la consapevolezza delle condizioni in cui viviamo.

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FANON, I DANNATI DELLA TERRA

“Lasciamo quest’Europa che non la finisce più di parlare dell’uomo pur massacrandolo dovunque lo incontra, a tutti gli angoli delle stesse sue strade, a tutti gli angoli del mondo.
Sono secoli che l’Europa ha arrestato la progressione degli altri uomini e li ha asserviti ai suoi disegni e alla sua gloria; secoli che in nome d’una pretesa «avventura spirituale» soffoca la quasi totalità dell’umanità. Guardatela oggi altalenare tra la disintegrazione atomica e la disintegrazione spirituale.”
Frantz Fanon, I dannati della terra (1961)

Qui il testo integrale:
fanon-i-dannati-della-terra

Oppure qui:
Fanon, I dannati della terra

Banazità

Quel che ora penso veramente è che il male non è mai radicale, ma soltanto estremo, e che non possegga né profondità né una dimensione demoniaca. Esso può invadere e devastare il mondo intero, perché si espande sulla superficie come un fungo. È una sfida al pensiero, come ho scritto, perché il pensiero vuole andare in fondo, tenta di andare alle radici delle cose, e nel momento che s’interessa al male viene frustrato, perché non c’è nulla. Questa è la banalità.

Hannah Arendt, La banalità del male (1963)