e. politici

STUPRI

Immigrati, carabinieri presunti antagonisti tre tipologie sociali in apparenza incommensurabili accomunate, però, dalla medesima pratica: lo stupro. Troppo facile la spiegazione razzista: gli stranieri stuprano; non da meno quella “antagonista”: questi sono i carabinieri; insensata quella perbenista: in certi ambienti è normale che accada ciò. Tutte spiegazioni in fondo tranquillizzanti perché individuano, e risolvono, il problema ascrivendolo, volta per volta, a una etnia, a una funzione, a una ideologia. Un modo come un altro per non voler vedere come quello che saltuariamente conquista le cronache sia un fenomeno particolarmente diffuso, specialmente tra le mura della sacralità familiare, che rappresenta un indicatore non secondario della putrefazione a cui è giunto il nostro “stile di vita” e dei “modelli culturali” a questo coevi. La violenza sulle donne, sulle trans e i bambini non è altro che la punta dell’iceberg di un modello sociale che attraversa tutti gli ambiti della nostra formazione sociale la quale si fonda palesemente sulla morale del chandala: FORTE CON I DEBOLI, DEBOLE CON I FORTI. Questo è esattamente ciò che, nel quotidiano, incontriamo. O si ritorna a osare, con Shakespeare, “Il tempo è breve e se noi viviamo è per calpestare dei re” oppure dobbiamo rassegnarci allo spavento senza fine del presente.

Emilio Quadrelli

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Rosso, Le giornate di Aprile ’75

“Le masse, le nuove generazioni hanno dimostrato di saper vedere dov’è il fascismo: non certo solo laddove vogliono mostrarcelo, ma soprattutto altrove, nella polizia in tutte le strutture dei corpi separati dello Stato, nel riformismo, nel terrorismo della socialdemocrazia e delle multinazionali. E’ questo che nelle giornate di aprile è stata attaccato, è l’ordine istituzionale che è stato denunciato, è l’orizzonte politico della socialdemocrazia e del riformismo che è stato incrinato.”

da Le giornate d’aprile, in “Rosso contro la repressione”, n.15, marzo-aprile 1975

Qui la rivista in pdf:
Rosso – contro la repressione

Oppure qui:
https://www.autistici.org/…/Giornale%20dentro%20il%2…/15.pdf

“Pagherete caro Pagherete tutto” Collettivo Cinema Militante 1975documentario prodotto dal collettivo del cinema militante durante le giornate dell’aprile 1975 a Milano prima, durante e dopo gli assassinii di Claudio Varalli e Giannino Zibecchi.
46 minuti di filmati sugli avvenimenti, le manifestazioni, gli scontri e le interviste
Pagherete caro, pagherete tutto

 

Paolo Brunetti, LE RAGIONI DEL MIO NO AL REFERENDUM

Il più forte non sarebbe sempre il più forte se non trasformasse la forza in diritto e l’obbedienza in dovere. (Jean Jacques Rousseau)

LE CINQUE FASI CHE, A PARTIRE DAL 1980, HANNO PORTATO ALLA DEMOLIZIONE DELLA COSTITUZIONE
LA DEMOCRAZIA È FINITA. NE ABBIAMO ESPORTATA TROPPA …E NON NE È RESTATA PIU’ PER NOI!

Dopo 35 anni (1945 – 1975) di una Politica che comandava sull’Economia ne sono iniziati altri 35 (1980 – oggi) in senso opposto, in cui l’Economia comanda sulla Politica.

SOVRANITÀ + SPESA PUBBLICA :
COMANDA LA POLITICA
Lo Stato e gli organismi territoriali controllati democraticamente dai cittadini promuovono una distribuzione della ricchezza dall’alto verso il basso.

Dal dopoguerra in avanti, lo sviluppo del nostro paese si è basato su alcuni principi cardine che hanno portato l’Italia ai primi posti in Europa per capacità produttiva e industriale e nel Mondo come capacità di risparmio. Eccoli:

Una SPESA PUBBLICA POSITIVA: il “miracolo economico” del trentennio 1945/1975), che si è tradotta in investimenti pubblici (rete elettrica, idrica, stradale, ferroviaria, sanitaria, postale, ENI, IRI ecc). In questo quadro di progresso economico si realizzò il MIRACOLO ITALIANO.

Questa spesa ha portato ad una SANITA’ PUBBLICA di eccellenza e ad un altrettanto eccellente SISTEMA PENSIONISTICO.

Un Comune, in quel trentennio, era considerato VIRTUOSO se investiva in Infrastrutture e Servizi sociali per i suoi cittadini. E i mutui contratti per farlo erano garantiti dallo Stato che poteva battere moneta perché aveva la SOVRANITA’ MONETARIA.
La SPESA PUBBLICA, lo STATO SOCIALE altro non erano che REDDITO dato dallo Stato ai cittadini, un reddito che dava origine a CONSUMI e RISPARMI. Quei risparmi che hanno permesso all’80% delle famiglie italiane di acquistarsi la casa.

Le Banche d’affari erano distinte dalle Banche commerciali, i Capitali non potevano circolare liberamente e la Banca d’Italia dipendeva dai Governi, i quali erano così dotati di efficaci strumenti per contrastare contingenze negative come le ricorrenti crisi economiche globali che hanno afflitto il Capitalismo fin dalla sua nascita.

La Politica, dunque, comandava l’Economia.

Gli Aumenti salariali e la Scala Mobile ottenuti da lotte imponenti dei lavoratori completavano il quadro di quella che definiamo LA SOCIETA’ DEL BENESSERE.
Di pari passo andava lo sviluppo della Democrazia: il DECENTRAMENTO e la PARTECIPAZIONE dei cittadini erano le parole d’ordine. Nelle città i Consigli di quartiere, nella rete sanitaria le USL. I cittadini avevano voce in capitolo.
L’Italia di oltre Ottomila Comuni, l’Italia di oltre Ottomila Sindaci, è stata l’Italia del Benessere.

MERCATO + AUSTERITA’:
COMANDA L’ECONOMIA
Lo Stato e gli organismi territoriali sottoposti alle logiche di mercato
e sotto la direzione di manager aziendali diventano un mezzo
per estrarre ricchezza dal basso e spostarla verso l’alto.

Un forte movimento, soprattutto di giovani, verso la fine degli anni Settanta, intuisce la portata di questo attacco, ma viene combattuto e sconfitto in particolar modo dai Partiti della Sinistra.
Ed è proprio a partire da quella sconfitta, all’incirca dal 1980, che inizia la riscossa delle Classi Dominanti, che si articola in 5 fasi.

1) A partire dal 1980 inizia la riscossa dell’Economia contro la Politica. Una massiccia campagna mediatica internazionale sostenuta con miliardi di dollari per dire che il Pubblico è inefficace e corrotto e il Privato bello ed efficiente. Efficienza, Economicità, Libero Mercato sono le nuove parole d’ordine, a partire dal memorandum Powell nel 1971.
Enrico Berlinguer in Italia esalta l’AUSTERITA’ e il contenimento dei consumi. Nel gergo della sinistra le RIFORME prendono il posto della lotta di classe. Non si lotta più per il salario, l’orario di lavoro e per migliori servizi sociali ma per le RIFORME volute e richieste dai nuovi poteri sovranazionali che comandano in nome dei MERCATI.

2) il modello è l’Azienda: le privatizzazioni degli anni ’90 vengono realizzate dalla Sinistra che muta geneticamente. Il PCI poi PDS/DS/PD diventa il partito dei “conti in ordine”, delle tasse e delle liberalizzazioni. Le USL diventano ASL (“A” come “Azienda”), le Coop e le Municipalizzate diventano S.p.A. Si taglia la scala mobile (indennità di contingenza) che significa taglio dei salari. La concertazione, auspicata da Trilateral e FMI, infine, neutralizza definitivamente i Sindacati. La Banca d’Italia non dipende più dal Governo Italiano (dal 1981, anno del divorzio tra Banca e Tesoro) ma dalla BCE, i Capitali finanziari vengono liberati dall’obbligo di investire in Italia e vanno all’estero (dal 1988), tra Banche d’affari e Banche commerciali (dal 1994) non c’è più distinzione di compiti, e tutte fanno solo speculazione a spese dei risparmiatori.

3) lo Stato Sociale costa troppo: la crisi del sistema finanziario viene imputata alla spesa sociale.
La Società del Benessere diventa Società del Malessere.
Il valore di un servizio per i cittadini si misura solo dal profitto che dà: si tagliano di conseguenza Istruzione, Pensioni, Trasporti, Sanità. E questo spiega perché anche la Sanità diventa un affare, e non più un servizio… prima vengono i bilanci, i soldi… e poi l’assistenza sanitaria.
Ecco cosa sono le RIFORME.
L’introduzione dell’Euro, con la cessione della Sovranità, è servita a questo: a realizzare uno spostamento immenso di ricchezza dal basso vs l’alto.

4) bisogna adeguare la legislazione a questa nuova architettura sociale in cui tutto deve funzionare come una AZIENDA: scompare lo Statuto dei Lavoratori e parte il Jobs Act, con cui ritorniamo a prima degli anni ’60.
Ecco, di nuovo, le RIFORME !

5) bisogna adeguare le Istituzioni e la Costituzione a questa nuova architettura sociale, in cui comanda chi non è eletto dal popolo. È il modello Europeo. Il trionfo della tecnocrazia.

E NOI SIAMO ESATTAMENTE ALLA FINE DI QUESTA FASE.
Cruciale, perché segna la scomparsa definitiva della Democrazia e l’avvento di un nuovo Stato Feudale, in cui chi è ricco ha tutti i diritti e chi non lo è non ne ha nessuno. L’accentramento di funzioni nelle Unioni dei Comuni e nelle Città Metropolitane (organismi di non eletti) espropria i cittadini della possibilità di partecipare. L’acqua viene privatizzata, nonostante i cittadini abbiano votato a maggioranza, in un referendum, contro la privatizzazione. Pezzi di Sanità Pubblica vengono prima smantellati e poi consegnati ai privati, nonostante i cittadini si esprimano democraticamente contro (vedi la vanificazione del Referendum sulla Sanità nella Regione Toscana).
J.P. Morgan, la potente banca d’Affari statunitense (quella cui il Governo Renzi ha “affidato” il Monte dei Paschi di Siena), chiede di riformare le Costituzioni antifasciste europee, sostenendo che la nostra Costituzione “È troppo socialista, garantisce la protezione costituzionale dei diritti dei lavoratori e contempla il diritto della protesta contro i cambiamenti dello status quo politico”.
Ecco dunque cosa significano le RIFORME costituzionali!
Il Pareggio di Bilancio inserito in Costituzione (Art. 81) nel 2011 e imposto sotto il ricatto dello spread, è stato il cavallo di Troi(k)a per giustificare l’Austerità. E questo nonostante nel 1988, 2007 e poi 2014 la Corte Costituzionale abbia affermato che i principi fondamentali non possono essere oggetto di revisione costituzionale.
L’Art. 81 è stato lo strumento per cambiare la politica sociale del nostro Paese espropriando lo Stato e anticipando lo smantellamento della Costituzione tutta. I seguenti articoli diventano incompatibili col principio del Pareggio di Bilancio: Art. 1, 2, 3c2, 4, 9, 32, 35, 36, 37, 38, 41, 42, 43.
La fase finale di questo percorso di adeguamento ai rapporti di forza esistenti sarà una nuova Costituzione basata su AUSTERITÀ ed ESCLUSIONE dei cittadini da ogni livello decisionale. L’ AUSTERITÀ, da ‘emergenziale’, diventa ‘costituzionale’.

Siamo al definitivo affossamento della democrazia, anche sul piano puramente formale.

E quindi dico NO. Anche se la compagnia di tanti vergognosi e sinistri personaggi che hanno portato al disastro attuale votando e rivotando cessione di sovranità, pareggio di bilancio e altre porcherie del genere mi fa ribrezzo.

Se verrà cambiata la Costituzione non voglio che sia fatto anche “in mio nome”.

Clara Zetkin, la lotta contro il fascismo

“Bisogna capire che ci conviene superare il Fascismo sia ideologicamente che politicamente. Questo compito è di enorme importanza. Dobbiamo renderci conto che il Fascismo è un movimento di disillusi, di bisognosi, di coloro la cui esistenza è rovinata. Perciò dobbiamo sforzarci al fine di conquistare o neutralizzare quelle grandi masse che sono cadute nel fascismo.
Vorrei sottolineare l’importanza del renderci conto che dobbiamo lottare ideologicamente per conquistare queste masse. Dobbiamo renderci conto che loro non solo stanno cercando di fuggire dalle loro sofferenze presenti, ma che desiderano una nuova concezione del mondo. Dobbiamo uscire dagli angusti limiti della nostra attività del presente.
La III Internazionale è, in contrapposizione alla II Internazionale, una Internazionale di tutte le razze senza distinzioni di sorta. I Partiti Comunisti non devono essere solo l’avanguardia dei lavoratori manuali, ma anche forti difensori degli interessi degli intellettuali. Devono essere i leader di tutti gli strati sociali che, a causa dei loro interessi e delle loro aspettative per il futuro, sono in contrasto con il dominio borghese. (…)
Noi non dobbiamo limitarci solo a portare avanti una lotta per il nostro programma politico ed economico. Dobbiamo allo stesso tempo far conoscere alle masse i contenuti del Comunismo come una filosofia.
Se facciamo questo, mostreremo la via di una nuova filosofia a tutti quegli elementi che hanno perso l’orientamento durante lo sviluppo storico degli ultimi tempi. Il presupposto necessario è che, mentre ci avviciniamo a queste masse, diventiamo anche a livello organizzativo ed ideologico, in quanto partito, un’unità ben coesa.
Se non lo facciamo, corriamo il rischio di cadere nell’opportunismo e fallire. Dobbiamo adattare i nostri metodi di lavoro ai nostri nuovi compiti. Dobbiamo parlare alle masse in una lingua che possano comprendere, senza pregiudicare le nostre idee.
Così la lotta contro il Fascismo stabilisce la necessità di una straordinaria ricchezza di nuovi compiti. È doveroso, per ogni sezione dell’Internazionale Comunista, svolgere questo compito con forza e in conformità con la situazione nei rispettivi paesi.
Tuttavia, dobbiamo essere consapevoli che il superamento ideologico e politico del fascismo non è sufficiente per il proletariato che lotta contro la violenza. Attualmente la posizione del proletariato nei confronti del Fascismo è una posizione di autodifesa. La sua autodifesa contro il terrore fascista non deve mai essere trascurata.
Questa autodifesa del proletariato deve assumere la forma di una lotta per la sua esistenza e la sua organizzazione.
Il proletariato deve avere un apparato di auto-difesa ben organizzato.
Ogni volta che il Fascismo usa la violenza, deve scontrarsi con la violenza proletaria.
Questo non significa agire attraverso atti individuali e terroristici, ma attraverso la violenza organizzata della lotta rivoluzionaria di classe proletaria.
In Germania abbiamo iniziato organizzando centinaia di squadre operative. Questa lotta può avere successo solo se c’è un fronte proletario unito. I lavoratori devono unirsi per questa lotta indipendentemente dal proprio partito.”
Clara Zetkin, La lotta contro il fascismo (1923)

Qui il testo completo:
Clara Zetkin

Oppure qui:
Zetkin

Luigi Fabbri, la controrivoluzione preventiva

“Il fascismo è un ramo del grande tronco statale-capitalistico, od una filiazione di esso. Combattere il fascismo lasciando indisturbato il suo perenne generatore, ed anzi illudersi di trovare in questo un difensore contro quello, significa continuare ad aver sempre sulle spalle, ogni giorno più pesanti ed oppressivi, e l’uno e l’altro. Uccidere il fascismo è possibile, sol che l’azione di difesa contro di lui, imposta dalle circostanze, non vada scompagnata dall’attacco alle sue sorgenti: il privilegio del potere ed il privilegio della ricchezza. Ma ucciderlo è necessario, e bisogna che a ciò riesca direttamente e con le sue forze il proletariato, perché se il fascismo fosse semplicemente addormentato o riassorbito dalle istituzioni attuali, esso potrebbe sempre o almeno più facilmente riprodursi. La borghesia ha imparato il modo di servirsi di quest’arma; e se il proletariato non gliene toglie la voglia, dimostrandole coi fatti che sa spezzargliela nelle mani, essa anche se per ora la deponesse, tornerà ad impugnarla alla prima occasione.”
Luigi Fabbri, La controrivoluzione preventiva (1922)

Qui l’introduzione all’edizione del 2009:
Introduzione

Oppure qui:
Carmilla

Licio Gelli, l’uomo che morì lasciando più macerie che misteri

“La vicenda di Gelli, proprio perchè tipica di una certa Italia quella che è stata tra affari e potere in un bel pezzo di ‘900, è lineare. Questo signore di Arezzo è stato infatti sempre nella scia di quelli che considerava gli snodi di potere: fascista convinto, volontario in Spagna e camicia nera dichiarata; antifascista per il breve passaggio che è servito per il traghettamento nell’Italia democristiana; imprenditore e “consulente” dei servizi segreti durante il periodo centrista; poi organizzatore di reti di potere, la più famosa fu la loggia massonica P2 durante lo scontro di classe degli anni ’60 e ’70 nel quale bisognava “contenere i rossi” con ogni sforzo. In un certo senso, il metodo di lavoro di Gelli degli anni ’50 –mettere assieme imprenditoria, politica e servizi- si replica anche negli anni successivi. E persino nell’altro continente, quello sudamericano, dove il metodo di lavoro, assieme ai profitti, si replica per combattere guerriglia e movimenti di liberazione. Non è un caso quindi che l’apice del potere di Gelli stia nel periodo in cui è forte, e drammatica, la contrapposizione tra sinistre di classe e stato. Nella P2 di Gelli, già da prima della vicenda Moro, vi sono così imprenditori, pezzi di istituzioni, servizi e di mondo bancario. Quello che serve per alimentare, stavolta al massimo, le sinergie imprenditoria-politica che sono sempre state il core business di Licio Gelli.”
“Senza soste” 17/12/2015

Qui l’articolo integrale:
Licio Gelli, l’uomo che morì lasciando più macerie che misteri

Giovanni Gentile filosofo del manganello

Ogni forza è morale, perché si rivolge sempre alla volontà: e qualunque sia l’argomento adoperato – dalla predica al manganello – la sua efficacia non può essere altra che quella che sollecita infine interiormente l’uomo e lo persuade a consentire. Quale debba esser poi la natura di questo argomento, se la predica o il manganello, non è materia di discussione astratta. Ogni educatore sa bene che i mezzi di agire sulla volontà debbono variare a seconda dei temperamenti e delle circostanze.”
Giovanni Gentile, Discorso pronunciato  a Palermo (1924)

“Questo metodo di pensiero era quello che ci voleva, in sostanza, per il fascismo che visse tutto di falsificazioni e di menzogne. E Giovanni Gentile, com’era da attendersi, non fu solo intellettualmente un disonesto, ma moralmente un aborto. Mentre Antonio Gramsci, il “materialista”, moriva nel carcere martire di una superiore concezione del mondo e della vita che egli affermava morendo, vera e immortale, la banda dei farisei dell’idealismo prosperava nel compromesso, o nella complicità, o nella esaltazione e agli stipendi del regime che opprimeva il popolo e corrompeva il paese, preparava la rovina e il tradimento della nazione. Giovanni Gentile riceveva e distribuiva prebende e accumulava milioni, classico tipo del gerarca corruttore e corrotto installatosi alla sommità del mondo culturale italiano, simbolo vivente della sua decomposizione. L’azione vendicatrice di un gruppo di patrioti ha punito il traditore. Molto però avremo ancora da fare per individuare esattamente e distruggere senza pietà tutte le radici del tradimento.”
Palmiro Togliatti, La fine di Giovanni Gentile a Firenze, “l’Unità” (22 aprile 1944)

Qui il testo integrale dell’articolo di Togliatti:
Togliatti Gentile

Qui un saggio di Wu Ming su Bruno Fanciullacci, filosofo partigiano
Per Bruno Fanciullacci

Qui un articolo sul nipotino di Gentile:
Fusaro

principi della propaganda nazista

In un laboratorio che svolsi l’anno scorso nella scuola media di San Pietro in Casale, studentesse e studenti presero in esame la propaganda di Goebbels e i suoi meccanismi. Analizzarono quali furono i principi su cui era incentrata e come era riuscita a far percepire gli ebrei come il nemico prima da sconfiggere, poi da eliminare.
Provare ad analizzare la comunicazione politico-sociale contemporanea secondo i dettami della propaganda nazista, qui sotto riportati, mette i brividi.

1. Principio della semplificazione e del nemico unico. È necessario adottare una sola idea, un unico simbolo. E soprattutto identificare l’avversario in un nemico, nell’unico responsabile di tutti i mali.
2. Principio del metodo del contagio. Riunire diversi avversari in una sola categoria o in un solo individuo.
3. Principio della trasposizione. Caricare sull’avversario i propri errori e difetti. Se non puoi negare le cattive notizie, inventane di nuove per distrarre.
4. Principio dell’esagerazione e del travisamento. Trasformare qualunque aneddoto, per piccolo che sia, in minaccia grave.
5. Principio della volgarizzazione. Tutta la propaganda deve essere popolare, adattando il suo livello al meno intelligente degli individui ai quali va diretta. Quanto più è grande la massa da convincere, più piccolo deve essere lo sforzo mentale da realizzare.
6. Principio di orchestrazione. La propaganda deve limitarsi a un piccolo numero di idee e ripeterle instancabilmente, presentarle sempre sotto diverse prospettive, ma parlando sempre della stessa cosa. Senza dubbi o incertezze.
7. Principio del continuo rinnovamento. Occorre emettere costantemente informazioni e argomenti nuovi a un tale ritmo che, quando l’avversario risponda, il pubblico sia già interessato ad altre cose. Le risposte dell’avversario non devono mai avere la possibilità di fermare il livello crescente delle accuse.
8. Principio della verosimiglianza. Costruire argomenti fittizi a partire da fonti diverse, attraverso informazioni frammentarie.
9. Principio del silenziamento. Passare sotto silenzio le domande sulle quali non ci sono argomenti e dissimulare le notizie che favoriscono l’avversario.
10. Principio della trasfusione. Si tratta di diffondere argomenti che possano mettere le radici in atteggiamenti primitivi.
11. Principio dell’unanimità. Portare la gente a credere che le opinioni espresse siano condivise da tutti, creando una falsa impressione di unanimità.”
Alessandro Canella, Natali, gufi, ruspe e black-block: a scuola di propaganda da Goebbels. (2015)

Qui l’articolo integrale:
Natali, gufi, ruspe e black-block: a scuola di propaganda da Goebbels

Dilar Dirik, la rivoluzione delle donne in Rojava

“Innanzitutto bisogna analizzare le implicazioni di stampo patriarcale, nella guerra e nel militarismo, per comprendere la natura della lotta delle donne contro l’ISIS e della sistematica guerra condotta dall’ISIS contro le donne. Normalmente, in guerra, le donne vengono percepite come parti passive nei territori difesi dagli uomini, mentre al contempo il sistematico ricorso alla violenza sessuale è strumento di dominio e umiliazione del nemico. Essere militante è “non-femminile” (un-womanly); scavalca le norme sociali e mina lo status quo. La guerra è vista come una questione maschile: suscitata, condotta e conclusa da uomini. Che “combattente” possa dunque essere anche donna, crea disagio generale. Nonostante la tradizionale divisione di genere esemplifichi e idealizzi le donne come delle sante, la punizione è altrettanto feroce una volta che abbiano osato violare il ruolo prestabilito. Questo è il motivo per il quale tante donne combattenti, ovunque nel mondo, sono soggette a violenza sessualizzata in quanto combattenti in guerra o prigioniere politiche. Come molte femministe hanno indicato, lo stupro e la violenza sessuale non hanno poco o nulla a che vedere con il desiderio sessuale, ma sono strumenti per dominare e imporre la propria volontà su un’altra. Nel caso delle donne militanti, il fine della violenza sessualizzata, fisica o verbale che sia, è di punirle per essere entrate in una sfera maschile.”
Dilar Dirik, La rivoluzione delle donne in Rojava: vincere il fascismo costruendo una società alternativa. (2015)

Qui l’articolo completo di Dilar Dirik:
rivoluzione donne Rojava

Oppure qui, sul blog da cui è tratto:
abbattoimuri

Qui il testo originale dal blog dell’autrice (in inglese):
Dilar Dirik

 

Fulvio e Gianfranco Bellini, il segreto della repubblica

“Fu un’intesa politica siglata il 23 dicembre 1969 tra il ministro degli Esteri, Aldo Moro, e il Presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat, a impedire che si arrivasse in breve tempo ai responsabili della strage di piazza Fontana. Dietro quell’intesa la necessità di tutelare ‘Il Segreto della Repubblica’, cioè il tentativo di golpe istituzionale, messo in atto con il sostegno degli americani e duramente osteggiato dall’intelligence inglese. Pubblicato per la prima volta nel 1978, questo libro racconta tutti i perché di quall’intesa drammatica, le motivazioni reali della strage, gli obiettivi e le complicità su cui poterono contare i gruppi che agirono a Milano in quel freddo venerdi del 12 dicembre 1969.”
Dalla quarta di copertina

Qui l’introduzione di Gianfranco Bellini:
Il segreto della repubblica

segreto