c. scrittori

MINNAZI

“A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che «ogni straniero è nemico».
Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati. Ma quando questo avviene, allora, al termine della catena, sta il Lager.
Esso è il prodotto di una concezione del mondo portata alle sue conseguenze con rigorosa coerenza: finché la concezione sussiste, le conseguenze ci minacciano.
La storia dei campi di distruzione dovrebbe venire intesa da tutti come un sinistro segnale di pericolo.”
Primo Levi, Se questo è un uomo, Einaudi,1958

Gino Strada

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Alessandra Daniele, La sostituzione della repubblica

La conduttrice sorride al suo ospite.
– Congratulazioni per il suo incarico da ministro. Ricordiamo però che il nuovo governo è stato definito un clone del precedente, cosa dire quindi del risultato del referendum che l’aveva bocciato a larghissima maggioranza?
– Non ce ne frega un cazzo.
La conduttrice tace perplessa. Poi chiede
– Eh?…
– Del risultato del referendum non ce ne frega un cazzo – Ripete tranquillo l’ospite – Abbiamo riconfermato praticamente tutti, e persino promosso i più cialtroni. La ministra dell’Istruzione ha la terza media. Il ministro degli Esteri ai vertici fa il grammelot. Non è evidente? Ce ne fottiamo.
– E lo ammette così?
Il ministro si stringe nelle spalle.
– Tanto non potete farci niente.
– Non è in arrivo un altro referendum?
– Possiamo evitarlo cambiando la copertina del Jobs Act, e lasciando il contenuto identico come abbiamo già fatto col governo.
– Ma comunque alle prossime elezioni…
– Quali elezioni?
– Prima o poi si dovrà votare.
– Ah certo, ma lo si farà con una legge elettorale in grado d’impedire altri abusi come quello del 4 dicembre: il Neo Mattarellum.
Neo?
– Il Mattarellum, con una correzione in chiave ullteiormente maggioritaria. Noi l’avevamo già detto: il suffragio universale è obsoleto e non più sostenibile in una democrazia avanzata. Milioni di elettori che svolgono tutti la stessa funzione sono uno spreco di tempo e di denaro. Il multielettroralismo è persino peggiore del bicameralismo. È il momento di passare al monoelettoralismo.
– Cioè?
– Un solo elettore che vota per tutti.
– Chi?
– Appunto Mattarella. Questo otterrà il fondamentale risultato di snellire le procedure: invece di aspettare il risultato delle elezioni, il nostro presidente potrà conferirci direttamente l’incarico di formare il nuovo governo. Come ha appena fatto. Visto che il dissociato corpo multielettorale ha respinto la nostra Riforma Costituzionale, s’è resa indispensabile una Riforma Sostituzionale. La sostituzione della Repubblica democratica con la Repubblica monocratica.
– Ma questa non è una forzatura istituzionale? – Azzarda la conduttrice.
– No, è proprio un golpe. Non l’avete ancora capito? Certo, non ci sono i carri armati e i colonnelli, ma quella è paccottiglia obsoleta, il nostro è un Golps Act: per tornare efficiente la democrazia ha bisogno di licenziare i suoi elettori in esubero. Un monoelettore basterà. E nel caso dovesse servircene qualcun altro, potremo sempre comprarcelo dal tabaccaio. Adesso mandi la pubblicità. È tassativa.
La conduttrice si gira verso la telecamera, e mormora
– Pubblicità.
Alessandra Daniele, da Carmilla, 18/12/2016

Antonella Beccaria: UNO BIANCA E TRAME NERE

di Saverio Fattori

Antonella Beccaria, Uno bianca e trame nere. Cronaca di un periodo di terrore, prefazione di Andrea Purgatori, Stampa Alternativa, pp. 164, 10 euro

il blog di Antonella Beccaria

Antonella Beccaria ci mette in leggera registrata, torna sulla vicenda della banda della Uno Bianca, una manciata di anni sanguinosi che ha avuto come epicentro Bologna e ha percorso l’Emilia, la Romagna, fino alle Marche. Sono anni di transizione tra la Piramide di Craxi e Tangentopoli, un’era di confusione di potere, assestamenti per nuovi equilibri. Tra il 1987 e il 1994 luoghi banali come aree di servizio, Ipercoop, autostrade sembravano essere diventati zone di guerriglia urbana.

Ventiquattro morti e 102 feriti di cui si è persa la coscienza, vittime che faticano a riaffacciarsi alla memoria e alla celebrazione. Trovare il monumento che li ricorda è impresa ardua, vi invito alla ricerca del Ceppo Perduto nella Città Distratta che tutto digerisce. Si è giocato al ribasso considerando il gruppo armato guidato dai fratelli Savi criminali comuni amanti dei soldi e della bella vita. Una semplificazione che va stretta una volta chiuso il libro della Beccaria. Semplificazione sbagliata e per certi versi consolatoria. E non si tratta di assumere dosi narcotizzanti di complottistica dietrologica paranoica. Di confonderci con funambolici teoremi che ci nascondono evidenze. Antonella procede come un fiume lento, fatti e analisi. Numeri e fatti. Numeri. Quelli riferiti al denaro. Pochi. Davvero pochissimi quelli racimolati dalla banda in anni di attività. Morti. Troppi e ingiustificati se riferiti ai canoni del crimine organizzato a puro scopro di lucro. Non parlo di codici etici e cazzate simili modello Coppola che fanno mitologia di assassini. Parlo di limitazioni al minimo dei rischi, di efficienza e ottimizzazione delle risorse, di resa economica commisurata allo sforzo bellico e al pericolo di essere beccati per omicidio. L’ergastolo è sempre una pessima prospettiva. Se ci scappa il morto è sempre una fregatura, l’abbiamo visto in centinai di libri e film, ma è vero. La banda invece infrange la prima regola della mala classica, lo fa in modo clamoroso, accanendosi proprio sui cugini dell’Arma dei Carabinieri, imprudenza che avrebbe dovuto moltiplicare per qualità e quantità le forze impiegate nelle indagini. In realtà è come se i Savi avessero percorso un territorio spurio che si pone tra il terrorismo e il crimine comune. Un luogo che viene frequentato in Belgio dalla Banda del Bramante in epoche coincidenti e secondo gli stessi schemi. È una zona d’ombra che sarebbe stato bene esplorare nelle derive politiche se i consueti errori giudiziari tra il doloso e il cialtronesco non avessero inquinato le indagini. Protezioni e depistaggi. Si arriva a ipotizzare l’esistenza di una Quinta Mafia, anni di detenzione preventiva per i colpevoli perfetti ricavati da piccoli malavitosi residenti al Quartiere Pilastro, nella periferia bolognese o da incensurati rei di omonimia. Sembrano invece gli inquirenti stessi ammalati di paranoia. Disegnano trame ardite, si muovono come cattivi giallisti, coccolano misteriosi testimoni chiave molto fantasiosi, analogia con il caso dei Bambini di Satana, già trattato da Antonella Beccaria, per arrivare a un finale di comodo recidono tutte le piste sane, quelle che portano a una verità vicina come non mai ai loro uffici. I soliti episodi da tragedia italica che deve scadere in commedia. Battute in questura sulla somiglianza del volto di un identikit con quello del collega… battute da caserma, appunto. Una vecchia zingara che continua a indicare un uomo arrivato per le indagini dopo il sangue nel Campo di Santa Caterina. Quel poliziotto in borghese è in mezzo al gruppo dei carabinieri che fanno i rilievi. Ma quella faccia non se la scorda. Non se la scorderà più. È lui che poco prima se ne stava con il braccio teso reggendo un fucile sul tetto di un auto a fare il tiro al bersaglio. Difficile crederle, i carabinieri le ridono in faccia, mi pare di vederlo quel viso grinzoso e sdentato con la disperazione negli occhi, la disperazione di chi non ha voce.
Mi è capitato di ripensare ai Savi di recente, prima di leggere il libro di Antonella, nel periodo sceriffi&lavavetri che ha farcito i media per qualche giorno, fino a sgonfiarsi, arido e imbarazzante.
La banda fece fuoco su due lavavetri, questo episodio è rimasto impigliato nel cervello di adolescente distratto che andava a ballare al Candilejas finendo a parcheggiare alla Coop di via Gorky, uno degli innumerevoli siti bolognesi tristemente noti.
È come se davvero questa banda in certi momenti avesse fatto da braccio armato a quell’immaginario popolar fascista che di giorno in giorno si fa più arrogante e scostumato. Una giustizia che allarga la forbice tra la forza brandita con i deboli e l’impotenza verso i forti. Una volontà di ordine e pulizia, un’intolleranza ottusa e mal riposta. Testosterone e armi, razzismo puro e disprezzo della vita umana. Inutile uccidere un testimone che ha preso il numero di targa di un’auto rubata. Antonella finisce il testo con l’agghiacciante cronologia degli atti criminali della banda. Alla quindicesima azione scappa il primo morto, un poliziotto che avrebbe dovuto sventare un tentativo di estorsione ai danni del proprietario di un autosalone che si rivolge alla polizia perché non accetta il ricatto (i soldi per evitare di vedersi bruciati i locali). Qualcosa non funziona quando scatta la trappola, a terra rimane l’uomo e due agenti sono feriti. Da questo fattaccio sembra prendere il via la seconda fase, quella più folle e sanguinosa. Le testimonianze e le ammissioni di Roberto Savi richiamano alla mente le posizioni di Mario Moretti sugli anni brigatisti. Rifiuto e derisione di ogni dietrologia. Niente protezioni né complicità istituzionali. Efficienza e fortuna alla base di tutto. E basta.
Questa recensione non rende piena giustizia agli intarsi del libro, le bizzarrie inquietanti che solo la storia e la cronaca di questo paese sa dispensare. Qualcuno si ricorda di cinque carabinieri morti nella caserma di Bagnara di Romagna? Muri ridipinti in pochi giorni, nessun rilievo, funerali a tempo di record, omelia short version…

Avrei voluto vedere più gente alla presentazione bolognese di UNO BIANCA TRAME NERE. Avrei voluto vedere giornalisti, telecamere del TG3 e di E-TV (Tele Caffarra, la televisione locale che Bologna merita ). Temo che il processo degenerativo di questa città sia davvero inarrestabile.

Scarica il libro in versione elettronica (il libro è rilasciato con licenza Creative Commons)

Da Carmilla del  24 dicembre 2007