b. filosofi

Banazità

Quel che ora penso veramente è che il male non è mai radicale, ma soltanto estremo, e che non possegga né profondità né una dimensione demoniaca. Esso può invadere e devastare il mondo intero, perché si espande sulla superficie come un fungo. È una sfida al pensiero, come ho scritto, perché il pensiero vuole andare in fondo, tenta di andare alle radici delle cose, e nel momento che s’interessa al male viene frustrato, perché non c’è nulla. Questa è la banalità.

Hannah Arendt, La banalità del male (1963)

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Gerhart Zacharias, Una strana epifania di Dioniso

L’esclusione del dionisiaco e, insieme ad essa, quella dell’elemento oscuro, femminile, a essa legata, è uno dei problemi centrali del cristianesimo. Uno stato di estremismo produce effetti funesti, poiché ciò che viene escluso non è superato, ma assume forme ostili alla propria stessa posizione.
Così, il materialismo che lotta contro il cristianesimo è una forma del “grande femminino” (“materia”, da “mater”) che il cristianesimo non è riuscito a superare.
Nel romanticismo del sangue e del suolo, col suo culto del passato che ha tratto a sé innumerevoli vittime, nel ribellismo giovanile, nel fanatismo calcistico e in tante manifestazioni estemporanee, il dionisismo represso trova espressione.
Dal superamento di questa frattura, che sciaguratamente domina il nostro tempo, dipende il destino dell’Occidente.
Gerhart Zacharias, Una strana epifania di Dioniso, 1959
(in Il dio dell’ebrezza, a cura di E. Zolla, 1998)

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C’è chi dice NO

Che cos’è un uomo in rivolta? È innanzitutto un uomo che dice no. Ma se rifiuta, non rinuncia: è anche un uomo che dice sì. Osserviamo nel dettaglio il movimento di rivolta. Un funzionario che ha ricevuto ordini per tutta la vita giudica ad un tratto inaccettabile un nuovo comando. Insorge e dice no. Che cosa significa questo no?
Significa, per esempio: «Le cose hanno durato abbastanza», «esistono limiti che non possono essere superati», «fin qui, sì, al di là, no», o ancora: «andate troppo in là». Insomma, questo no afferma l’esistenza di una frontiera. Sotto un’altra forma ancora la stessa idea si ritrova nella sensazione dell’uomo in rivolta che l’altro ‘esageri’, «che non ci siano ragioni per», alla fine «ch’egli oltrepassi il suo diritto», fondando, per concludere, la frontiera il diritto. Non esiste rivolta senza la sensazione di avere in se stessi in qualche modo e da qualche parte ragione. È per questo che il funzionario in rivolta dice ad un tempo sì e no. Perché afferma, assieme alla frontiera, tutto ciò che custodisce e preserva al di qua della frontiera. Afferma che in lui c’è qualcosa di cui vale la pena prendersi cura.”
Albert Camus, L’uomo in rivolta, 1951