psicologia di massa del fascismo

Banazità

Quel che ora penso veramente è che il male non è mai radicale, ma soltanto estremo, e che non possegga né profondità né una dimensione demoniaca. Esso può invadere e devastare il mondo intero, perché si espande sulla superficie come un fungo. È una sfida al pensiero, come ho scritto, perché il pensiero vuole andare in fondo, tenta di andare alle radici delle cose, e nel momento che s’interessa al male viene frustrato, perché non c’è nulla. Questa è la banalità.

Hannah Arendt, La banalità del male (1963)

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Misticismo&Masochismo

La tendenza di persone fanaticamente religiose ad infliggersi autolesioni, a compiere azioni masochiste eccetera conferma quanto abbiamo detto. La clinica sessuoeconomica riuscì infatti a dimostrare che il desiderio di essere picchiati o le autopunizioni nascono dal desiderio pulsionale di raggiungere una “distensione senza averne colpa”. Non esiste una tensione organica che non produca rappresentazioni di essere picchiati o torturati non appena la persona in questione si sente incapace di provocare da sola la distensione. Questa è la radice dell’ideologia passiva di sofferenza di tutte le vere religioni .
Dalla reale impotenza e sofferenza organica nasce il bisogno di trovare una consolazione, un sostegno e un appoggio dall’esterno, soprattutto contro le proprie pulsioni malvage, contro quelli che vengono chiamati «i peccati della carne».
Wilhelm Reich, Psicologia di massa del fascismo

Fascism Inc.

Fascism INC è un documentario prodotto dal team che ha realizzato “Debtocracy” e “Catastroika”, e parla della nascita del neo-fascismo in Europa e Grecia e il ruolo giocato dalle élite economiche.
Un documentario che per spiegare la crisi Greca, guarda al passato, alla seconda guerra mondiale e le cause scatenanti i movimenti fascisti di allora, che sono le stesse di oggi: gli appetiti smodati della classe confindustriale e bancaria europea. Un film che ricorda a tutti come è nato il fascismo in Italia e il Nazismo in Germania, con la novità inedita nei testi scolastici, dell’ attribuzione delle responsabilità alla borghesia europea. Il film che dimostra come il fascismo di ieri, e quello di oggi, altro non sono che uno strumento nelle mani di una ristretta cerchia di persone per attaccare la classe lavoratrice, i loro diritti, per puro profitto.
Lo scopo principale dei fascisti di ieri,come quelli di oggi, è ottenere una classe lavoratrice docile, sotto pagata ,senza diritti e senza sindacati.Una delle parti che attrae di più l’attenzione e che colpisce di più a livello emotivo è senz’altro quello dove l’autore sottolinea come la Grecia è l’unico paese europeo dove i collaborazionisti Tedeschi non hanno perso la guerra ma anzi sono stati premiati.
Coloro che durante la seconda guerra mondiale, hanno trafficato e commerciato con i tedeschi a scapito del popolo greco, costituiscono oggi l’estabishment politico ed economico del paese, e questo spiega molte cose. Ma anche in Germania e in Italia è così, le famiglie di industriali che hanno finanziato il fascismo e il Nazismo alla fine hanno ottenuto pene molto miti, quando non sono state condannate per nulla come in Italia.
Marco Santopadre, “Contropiano” (10 giugno 2014)

Qui il video con sottotitoli in Italiano

Till Ulenspiegel

“Il fatto che esistano funzioni biologiche fondamentali dell’animale uomo, che non hanno nulla a che fare con la stratificazione economica classista, che si intersecano e si incrociano, veniva dimostrato per la prima volta nella repressione della naturale vita amorosa dei bambini e degli adolescenti. La repressione della vita amorosa non riguarda soltanto tutti gli strati e tutte le classi di ogni società patriarcale; questa repressione anzi è proprio più accentuata nelle classi dominanti che in quelle dominate. La sessuo-economia riuscì persino a dimostrare che gran parte del sadismo di cui si serve una classe dominante per reprimere e sfruttare altre classi va sostanzialmente attribuito al sadismo che nasce dalla sessualità repressa. Il nesso fra sadismo, sessuo-repressione e repressione di classe è descritto perfettamente nel famoso “Till Ulenspiegel” di De Coster.”
Wilhelm Reich, Psicologia di massa del fascismo.

Esergo ad “Ascolta, piccolo uomo”
till

Michel Foucault, introduzione alla vita non-fascista

Come fare per non diventare fascisti anche se (soprattutto se) si crede di essere militanti rivoluzionari? Come liberare i nostri discorsi e i nostri atti, i nostri sentimenti e i nostri piaceri dal fascismo? Come snidare il fascismo rintanato nel nostro carattere? Azione politica libera da qualsiasi paranoia totalizzante e unitaria.

Sviluppo di azioni, pensieri e desideri mediante proliferazione, giustapposizione, disgiunzione, e non per suddivisione e gerarchizzazione piramidale.

Non fidarsi più delle vecchie categorizzazioni del Negativo (legge, limite, castrazione, carenza, lacuna), per troppo tempo sacralizzate dal pensiero occidentale come forma di potere e accesso alla realtà. Preferire ciò che è positivo e molteplice, la differenza all’uniformità, i flussi all’unità, le disposizioni mobili ai sistemi. Credere che ciò che è produttivo è nomadico e non sedentario.

Non credere che occorra essere tristi per essere militanti, per quanto sia abominevole ciò che si combatte. E’ la connessione del desiderio con la realtà (e non la sua fuga nella forma della rappresentazione) che possiede forza rivoluzionaria.

Non usare il pensiero per fondare una pratica politica sulla Verità, né l’azione politica per screditare – in forma meramente speculativa – una linea di pensiero.

Usare la pratica politica come un intensificatore del pensiero, e l’analisi come un moltiplicatore delle forme e degli ambiti d’intervento dell’azione politica.

Non chiedere alla politica il ripristino dei “diritti individuali”, come sono stati definiti dalla filosofia. L’individualità è un prodotto del potere. Ciò che occorre è “de-individualizzarsi”, con la moltiplicazione e la dislocazione, in combinazioni diverse.

Il gruppo non dev’essere un legame organico che unisce individui gerarchizzati, ma un costante generatore di”de-individualizzazione”.

Non innamorarsi del potere.

Michel Foucault, Prefazione all’edizione americana del 1977 di Deleuze, Guattari,  Antiedipo (1972)

 

Da Pesce Babele

 

Massimiliano Nicoli, Il fascismo del manager

“Questo intervento (…) ammette come ipotesi che esista un elemento di fascismo che circola oggi nei luoghi di lavoro. Ipotesi difficile da confermare – sembrerebbe – in tempi in cui la valorizzazione del fattore “umano” è uno dei ritornelli delle teorie e delle pratiche concernenti l’economia aziendale e l’organizzazione di impresa. “Umane” sono le risorse, “umano” è il capitale. Di più, il lavoratore è una “persona” il cui “sviluppo” è decisivo per il successo dell’impresa. Le organizzazioni appiattiscono le proprie gerarchie, le relazioni di lavoro si fanno sempre più informali, il clima è friendly. Il capo è un leader, il manager è un coach che aiuta le persone a esprimere pienamente il proprio “potenziale”. L’impresa ha una mission e una responsabilità sociale, una vision e una carta etica. In libreria, i bestseller manageriali sono esposti accanto ai libri di psicologia e pedagogia, e i corsi universitari di gestione delle risorse umane popolano le facoltà di scienze della formazione. Persino la filosofia, in forma di consulenza, fa capolino nelle stanze del business. A cercare orbace e manganello – o almeno lo sguardo torvo di un capo autoritario à la Valletta – nei luoghi di lavoro, oggi, si finisce per trovare un pullover molto casual e delle slides di Powerpoint. E un team leader sorridente che ti regala un feedback sulla tua performance.
Eppure, molto recentemente, dei collegamenti analogici sono stati fatti – e non senza ragioni – fra il lavoro sotto il comando del Duce e il lavoro senza padre né padrone – così parrebbe – di oggi. Per esempio, la recente vicenda dell’accordo imposto dall’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne ai lavoratori delle carrozzerie di Mirafiori ha suscitato commenti in cui è stato esplicitamente evocato lo spettro del fascismo: un accordo che interviene in maniera pesantemente peggiorativa sulle condizioni di lavoro e contemporaneamente esclude dalla rappresentanza sindacale le organizzazioni che non lo firmano è una chiara manifestazione di “fascismo aziendale”. Tanto più che il cosiddetto accordo viene “presentato” sotto forma di ricatto (travestito da referendum): o si dice di sì alle condizioni dettate dall’azienda o la dura lotta per la sopravvivenza nel mercato globalizzato costringerà il management a trasferire altrove la produzione. Secondo Giorgio Cremaschi – dirigente dell’unica sigla sindacale che ha rifiutato di firmare l’accordo, la Fiom –, gli eventi di Mirafiori (e prima ancora di Pomigliano) non trovano alcun precedente storico che li eguagli per gravità, a meno di risalire fino all’accordo del 2 ottobre 1925 sottoscritto a Palazzo Vidoni da Mussolini, padronato industriale e sindacati fascisti e corporativi. Quell’accordo sanciva la fine delle commissioni interne aziendali elette dai lavoratori e il passaggio al regime dei fiduciari nominati dai sindacati firmatari. Ieri come oggi: fine della democrazia in fabbrica e rappresentanza concessa ai soli sindacati collaborativi.”
Massimiliano Nicoli, Il fascismo del manager, “aut aut”,350, 2011

Qui il testo completo:
fascismo manager

Oppure qui:
fascismo manager

Ascoltate quello che dice Francesco Starace, amministratore delegato dell’Enel, dal minuto 42.20: Starace
“Bisogna distruggere fisicamente i centri di potere che si vuole cambiare”. “Creare malessere all’interno di questi”, “Colpire le persone opposte al cambiamento, nella maniera più plateale possibile, sicché da ispirare paura”

psicologia politica del fascismo

“L’esperienza della propaganda di massa fascista confermò passo a passo le asserzioni di quella giovane disciplina che era la psicologia politica. Riassumiamo in breve:

  1. Bisogna distinguere nettamente tra processi obiettivi di una società ed esperienze soggettive di tali processi. Entrambi hanno le proprie leggi e le proprie fonti di energia.
  2. I capi sono sempre l’espressione di una volontà di massa, quindi il riflesso della struttura umana media. Essi pensano ed agiscono in modo contraddittorio, rispecchiando così esattamente le contraddizioni dell’uomo medio, la cui struttura è simultaneamente progressista e reazionaria. Questa struttura nasce all’interno della famiglia e sviluppa poi i suoi effetti anche nello Stato. Quindi i problemi della famiglia, cioé delle condizioni sessuali, sono più vecchi e più significativi da ogni punto di vista che quelli della tecnologia. Ciò è vero sebbene la trasformazione della struttura familiare sia pienamente dipendente dalla trasformazione del dominio tecnologico della natura da parte degli uomini.
  3. L’economia e l’ideologia non hanno tra loro un rapporto semplice e diretto. Può capitare che sia la prima a condizionare in modo fondamentale la seconda, ma può anche essere il contrario. Anzi, può succedere che nel loro sviluppo ognuna prenda una direzione opposta (divergenza).
  4. Da un punto di vista tecnico, la forza motrice della storia è energia vegetativa,che si esprime, nella vita pratica della gente, sotto forma di sensibilità sessuale e di desiderio di felicità. Queste espressioni sono soggette alle limitazioni delle condizioni politiche, sociali ed economiche.
  5. Se le espressioni bio-energetiche di una collettività superano i limiti imposti da tali condizioni, ne segue inevitabilmente una regressione, come è capitato in Russia. Nel fascismo, l’energia vitale delle masse regredì a un’abietta miseria spirituale e materiale, poiché esso non era conscio dei suoi stessi obiettivi e funzioni. In tal modo trova conferma un vecchio concetto, per cui una società può solo raggiungere quegli obiettivi che si è posta coscientemente e che è in grado di portare avanti nel quadro delle risorse disponibili all’interno della propria organizzazione sociale.
  6. Sebbene i conservatori e la reazione politica ignorassero i processi in avanti della società tedesca, tuttavia riuscirono assai brillantemente ad imbrigliare l’energia delle masse e a coivogliarla verso i propri interessi. Questo, e solo questo, è il “fascismo”. Ne consegue che il fascismo può solo venir vinto, guidando consapevolmente i medesimi processi che esso ha messo in moto.”

Wilhelm Reich, Individuo e Stato (1953)

medaglie

“Il fascista è il sergente del gigantesco esercito della nostra civiltà profondamente malata e altamente industrializzata. Non si può far vedere impunemente all’uomo comune il grande tam tam dell’alta politica: il piccolo sergente ha superato il generale imperialista in tutto: nella musica di marcia, nel passo dell’oca, nel comandare e nell’obbedire, nella mortale paura di dover pensare, nella diplomazia, nella strategia e nella tattica, nelle divise e nelle parate, nelle decorazioni e nelle medaglie. Un uomo come l’imperatore Guglielmo si rivelò in tutte queste cose un miserabile dilettante rispetto a Hitler figlio di un funzionario e morto di fame.
Quando un generale “proletario” si copre il petto da ambo le parti con medaglie, e perché no, dalla gola fino all’ombelico, dimostra cosí al piccolo uomo comune che non intende essere da meno del “vero” e grande generale.”
Wilhelm Reich, Psicologia di massa del fascismo

politica sessuale

“Dalle concezioni del mondo della reazione politica, che viene sostenuta economicamente dal modo di vivere economico della piccola borghesia e ideologicamente dalla mistica, nasce il movimento antirivoluzionario.
Il nocciolo della politica culturale della reazione politica è il problema sessuale.
Di conseguenza, anche il nocciolo della politica culturale rivoluzionaria dovrà essere il problema sessuale .
La sessuo-economia fornisce la risposta politica al caos che è stato creato dalla contraddizione fra morale coatta e libertinaggio sessuale.”
Wilhelm Reich, Psicologia di massa del fascismo

macchine riproduttive

“L’imperialismo di guerra esige che nelle donne non nasca alcuna ribellione contro la funzione che è stata loro accollata di essere soltanto macchine riproduttive, vale a dire, la funzione del soddisfacimento sessuale non deve disturbare la funzione della procreazione; inoltre, una donna cosciente dal punto di vista sessuale non obbedirebbe mai docilmente alle parole d’ordine reazionarie che mirano alla sua schiavizzazione. Questo contrasto fra soddisfacimento sessuale e procreazione vale solo per la società autoritaria, non per la democrazia del lavoro; è importante vedere in quali condizioni sociali devono partorire le donne, se in condizioni favorevoli, assistite dalla società, oppure in condizioni che non permettono una adeguata protezione della madre e del neonato. Se dunque le donne devono docilmente partorire, senza alcuna protezione da parte della società, senza alcuna sicurezza per l’educazione dei loro figli, senza nemmeno poter stabilire il numero dei figli da mettere al mondo, allora è necessario che venga idealizzata la maternità anziché la funzione sessuale della donna.
Se dunque dobbiamo comprendere il fatto che il partito di Hitler, allo stesso modo dei partiti del centro, si basava, ciò nonostante, prevalentemente sui voti delle donne, dobbiamo comprendere questo irrazionalismo.
Il meccanismo irrazionale consiste nella contrapposizione fra donna come madre e donna come essere sessuale.”
Wilhelm Reich, Psicologia di massa del fascismo