Italia

STUPRI

Immigrati, carabinieri presunti antagonisti tre tipologie sociali in apparenza incommensurabili accomunate, però, dalla medesima pratica: lo stupro. Troppo facile la spiegazione razzista: gli stranieri stuprano; non da meno quella “antagonista”: questi sono i carabinieri; insensata quella perbenista: in certi ambienti è normale che accada ciò. Tutte spiegazioni in fondo tranquillizzanti perché individuano, e risolvono, il problema ascrivendolo, volta per volta, a una etnia, a una funzione, a una ideologia. Un modo come un altro per non voler vedere come quello che saltuariamente conquista le cronache sia un fenomeno particolarmente diffuso, specialmente tra le mura della sacralità familiare, che rappresenta un indicatore non secondario della putrefazione a cui è giunto il nostro “stile di vita” e dei “modelli culturali” a questo coevi. La violenza sulle donne, sulle trans e i bambini non è altro che la punta dell’iceberg di un modello sociale che attraversa tutti gli ambiti della nostra formazione sociale la quale si fonda palesemente sulla morale del chandala: FORTE CON I DEBOLI, DEBOLE CON I FORTI. Questo è esattamente ciò che, nel quotidiano, incontriamo. O si ritorna a osare, con Shakespeare, “Il tempo è breve e se noi viviamo è per calpestare dei re” oppure dobbiamo rassegnarci allo spavento senza fine del presente.

Emilio Quadrelli

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MINNAZI

“A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che «ogni straniero è nemico».
Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati. Ma quando questo avviene, allora, al termine della catena, sta il Lager.
Esso è il prodotto di una concezione del mondo portata alle sue conseguenze con rigorosa coerenza: finché la concezione sussiste, le conseguenze ci minacciano.
La storia dei campi di distruzione dovrebbe venire intesa da tutti come un sinistro segnale di pericolo.”
Primo Levi, Se questo è un uomo, Einaudi,1958

Gino Strada

Rosso, Le giornate di Aprile ’75

“Le masse, le nuove generazioni hanno dimostrato di saper vedere dov’è il fascismo: non certo solo laddove vogliono mostrarcelo, ma soprattutto altrove, nella polizia in tutte le strutture dei corpi separati dello Stato, nel riformismo, nel terrorismo della socialdemocrazia e delle multinazionali. E’ questo che nelle giornate di aprile è stata attaccato, è l’ordine istituzionale che è stato denunciato, è l’orizzonte politico della socialdemocrazia e del riformismo che è stato incrinato.”

da Le giornate d’aprile, in “Rosso contro la repressione”, n.15, marzo-aprile 1975

Qui la rivista in pdf:
Rosso – contro la repressione

Oppure qui:
https://www.autistici.org/…/Giornale%20dentro%20il%2…/15.pdf

“Pagherete caro Pagherete tutto” Collettivo Cinema Militante 1975documentario prodotto dal collettivo del cinema militante durante le giornate dell’aprile 1975 a Milano prima, durante e dopo gli assassinii di Claudio Varalli e Giannino Zibecchi.
46 minuti di filmati sugli avvenimenti, le manifestazioni, gli scontri e le interviste
Pagherete caro, pagherete tutto

 

Alessandra Daniele, La sostituzione della repubblica

La conduttrice sorride al suo ospite.
– Congratulazioni per il suo incarico da ministro. Ricordiamo però che il nuovo governo è stato definito un clone del precedente, cosa dire quindi del risultato del referendum che l’aveva bocciato a larghissima maggioranza?
– Non ce ne frega un cazzo.
La conduttrice tace perplessa. Poi chiede
– Eh?…
– Del risultato del referendum non ce ne frega un cazzo – Ripete tranquillo l’ospite – Abbiamo riconfermato praticamente tutti, e persino promosso i più cialtroni. La ministra dell’Istruzione ha la terza media. Il ministro degli Esteri ai vertici fa il grammelot. Non è evidente? Ce ne fottiamo.
– E lo ammette così?
Il ministro si stringe nelle spalle.
– Tanto non potete farci niente.
– Non è in arrivo un altro referendum?
– Possiamo evitarlo cambiando la copertina del Jobs Act, e lasciando il contenuto identico come abbiamo già fatto col governo.
– Ma comunque alle prossime elezioni…
– Quali elezioni?
– Prima o poi si dovrà votare.
– Ah certo, ma lo si farà con una legge elettorale in grado d’impedire altri abusi come quello del 4 dicembre: il Neo Mattarellum.
Neo?
– Il Mattarellum, con una correzione in chiave ullteiormente maggioritaria. Noi l’avevamo già detto: il suffragio universale è obsoleto e non più sostenibile in una democrazia avanzata. Milioni di elettori che svolgono tutti la stessa funzione sono uno spreco di tempo e di denaro. Il multielettroralismo è persino peggiore del bicameralismo. È il momento di passare al monoelettoralismo.
– Cioè?
– Un solo elettore che vota per tutti.
– Chi?
– Appunto Mattarella. Questo otterrà il fondamentale risultato di snellire le procedure: invece di aspettare il risultato delle elezioni, il nostro presidente potrà conferirci direttamente l’incarico di formare il nuovo governo. Come ha appena fatto. Visto che il dissociato corpo multielettorale ha respinto la nostra Riforma Costituzionale, s’è resa indispensabile una Riforma Sostituzionale. La sostituzione della Repubblica democratica con la Repubblica monocratica.
– Ma questa non è una forzatura istituzionale? – Azzarda la conduttrice.
– No, è proprio un golpe. Non l’avete ancora capito? Certo, non ci sono i carri armati e i colonnelli, ma quella è paccottiglia obsoleta, il nostro è un Golps Act: per tornare efficiente la democrazia ha bisogno di licenziare i suoi elettori in esubero. Un monoelettore basterà. E nel caso dovesse servircene qualcun altro, potremo sempre comprarcelo dal tabaccaio. Adesso mandi la pubblicità. È tassativa.
La conduttrice si gira verso la telecamera, e mormora
– Pubblicità.
Alessandra Daniele, da Carmilla, 18/12/2016

Coratella vaccinata

Mi spiegate perchè se uno scrive una cazzata fioccano i commenti e se scrive una seria no? E’ vero che ogni tanto ci serve anche scherzare e alleggerire l’aria fetida in cui viviamo, ma il problema è serio, serio, serio(Sergio Cararo)
Una volta è una campagna allarmistica a favore dei T.S.O. (https://it.wikipedia.org/wiki/Tratt…) per le vaccinazioni, poi una campagna, altrettanto allarmistica, sulla cancerogenità di carni rosse ed insaccati.
Veementi discussioni sui social-media (generatori automatici di scazzi) dove gli schieramenti si affrontano a grevi colpi di sarcasmo, nel migliore dei casi, seminando virtuali lapidi su altrettanto virtuali amicizie.
A questa socialità siamo ridotti, ed a questa razionalità: stimolati da drammatici titoli ed immagini, prendiamo posizione, ci accaloriamo, invochiamo e stramalediciamo, per il puro gusto di farlo, per simulare una potenza che ci viene sempre più tolta, e di questo simulacro ci accontentiamo.
Il meccanismo è del tutto analogo a quello della cronaca nera: ognuno assume il ruolo di giudice e persino di legislatore, nel regno della chiacchiera ognuno è titolato, competente, abile… a chiacchierare.
Al fondo, il modello della tifoseria: la sedentaria identificazione con l’atleta, l’apoteosi del gregarismo, l’ipertrofia dell’ego, il dominio della stronzata (https://it.wikipedia.org/wiki/Stron…).
Anche questo fa parte della mobilitazione reazionaria di massa, che sempre più si caratterizza come mobilitazione bellica.
Sparatevi tutti i vaccini che volete,
ingozzatevi di quel che più vi gusta,
votate per chi fa la voce grossa,
che poi arriva il conto e la cresta si abbassa…

Un NO contro l’oligarchia.

Qualche tempo fa, Franco mi ha regalato un libro: “Gli Oligarchi” di Jules Isaac (cfr. http://francosenia.blogspot.it/…/le-metafore-del-presente.h…).

Avevo appena finito di leggerlo e ci stavo riflettendo sopra, chiedendomi perché un professore di storia, politicamente assai moderato e culturalmente idealista, costretto alla macchia durante l’occupazione nazista della Francia, si mettesse ad indagare sulle analogie fra la situazione che stava vivendo e la Grecia del V secolo avanti Cristo.

Poi, ieri leggo un post di Cristiano che riporta un editoriale di Scalfari, illuminante nella sua spudoratezza:
“l’oligarchia è la sola forma di democrazia”
(cfr.http://www.repubblica.it/…/zagrebelsky_renzi_scalfari-1489…/)

Mi è diventata subito chiara, attraverso le parole di Isaac, la natura e l’ideologia di chi abbiamo di fronte, la loro “capacità di odio”: “l’uguaglianza soprattutto suscita la loro rabbia come un oltraggio personale”, il loro “spirito di sistema spinto fino ai limiti estremi, il dogmatismo del tipo più aggressivo, il disprezzo assoluto di ogni ostacolo – uomo, idea o fatto -; la pretesa pontificale all’infallibilità”.

Certo, anche le differenze saltano subito agli occhi: l’oligarca Crizia era stato allievo di Socrate ed aveva al suo servizio Platone e Senofonte, i suoi epigoni italiani attuali debbono accontentarsi di Scalfari…

Paolo Brunetti, LE RAGIONI DEL MIO NO AL REFERENDUM

Il più forte non sarebbe sempre il più forte se non trasformasse la forza in diritto e l’obbedienza in dovere. (Jean Jacques Rousseau)

LE CINQUE FASI CHE, A PARTIRE DAL 1980, HANNO PORTATO ALLA DEMOLIZIONE DELLA COSTITUZIONE
LA DEMOCRAZIA È FINITA. NE ABBIAMO ESPORTATA TROPPA …E NON NE È RESTATA PIU’ PER NOI!

Dopo 35 anni (1945 – 1975) di una Politica che comandava sull’Economia ne sono iniziati altri 35 (1980 – oggi) in senso opposto, in cui l’Economia comanda sulla Politica.

SOVRANITÀ + SPESA PUBBLICA :
COMANDA LA POLITICA
Lo Stato e gli organismi territoriali controllati democraticamente dai cittadini promuovono una distribuzione della ricchezza dall’alto verso il basso.

Dal dopoguerra in avanti, lo sviluppo del nostro paese si è basato su alcuni principi cardine che hanno portato l’Italia ai primi posti in Europa per capacità produttiva e industriale e nel Mondo come capacità di risparmio. Eccoli:

Una SPESA PUBBLICA POSITIVA: il “miracolo economico” del trentennio 1945/1975), che si è tradotta in investimenti pubblici (rete elettrica, idrica, stradale, ferroviaria, sanitaria, postale, ENI, IRI ecc). In questo quadro di progresso economico si realizzò il MIRACOLO ITALIANO.

Questa spesa ha portato ad una SANITA’ PUBBLICA di eccellenza e ad un altrettanto eccellente SISTEMA PENSIONISTICO.

Un Comune, in quel trentennio, era considerato VIRTUOSO se investiva in Infrastrutture e Servizi sociali per i suoi cittadini. E i mutui contratti per farlo erano garantiti dallo Stato che poteva battere moneta perché aveva la SOVRANITA’ MONETARIA.
La SPESA PUBBLICA, lo STATO SOCIALE altro non erano che REDDITO dato dallo Stato ai cittadini, un reddito che dava origine a CONSUMI e RISPARMI. Quei risparmi che hanno permesso all’80% delle famiglie italiane di acquistarsi la casa.

Le Banche d’affari erano distinte dalle Banche commerciali, i Capitali non potevano circolare liberamente e la Banca d’Italia dipendeva dai Governi, i quali erano così dotati di efficaci strumenti per contrastare contingenze negative come le ricorrenti crisi economiche globali che hanno afflitto il Capitalismo fin dalla sua nascita.

La Politica, dunque, comandava l’Economia.

Gli Aumenti salariali e la Scala Mobile ottenuti da lotte imponenti dei lavoratori completavano il quadro di quella che definiamo LA SOCIETA’ DEL BENESSERE.
Di pari passo andava lo sviluppo della Democrazia: il DECENTRAMENTO e la PARTECIPAZIONE dei cittadini erano le parole d’ordine. Nelle città i Consigli di quartiere, nella rete sanitaria le USL. I cittadini avevano voce in capitolo.
L’Italia di oltre Ottomila Comuni, l’Italia di oltre Ottomila Sindaci, è stata l’Italia del Benessere.

MERCATO + AUSTERITA’:
COMANDA L’ECONOMIA
Lo Stato e gli organismi territoriali sottoposti alle logiche di mercato
e sotto la direzione di manager aziendali diventano un mezzo
per estrarre ricchezza dal basso e spostarla verso l’alto.

Un forte movimento, soprattutto di giovani, verso la fine degli anni Settanta, intuisce la portata di questo attacco, ma viene combattuto e sconfitto in particolar modo dai Partiti della Sinistra.
Ed è proprio a partire da quella sconfitta, all’incirca dal 1980, che inizia la riscossa delle Classi Dominanti, che si articola in 5 fasi.

1) A partire dal 1980 inizia la riscossa dell’Economia contro la Politica. Una massiccia campagna mediatica internazionale sostenuta con miliardi di dollari per dire che il Pubblico è inefficace e corrotto e il Privato bello ed efficiente. Efficienza, Economicità, Libero Mercato sono le nuove parole d’ordine, a partire dal memorandum Powell nel 1971.
Enrico Berlinguer in Italia esalta l’AUSTERITA’ e il contenimento dei consumi. Nel gergo della sinistra le RIFORME prendono il posto della lotta di classe. Non si lotta più per il salario, l’orario di lavoro e per migliori servizi sociali ma per le RIFORME volute e richieste dai nuovi poteri sovranazionali che comandano in nome dei MERCATI.

2) il modello è l’Azienda: le privatizzazioni degli anni ’90 vengono realizzate dalla Sinistra che muta geneticamente. Il PCI poi PDS/DS/PD diventa il partito dei “conti in ordine”, delle tasse e delle liberalizzazioni. Le USL diventano ASL (“A” come “Azienda”), le Coop e le Municipalizzate diventano S.p.A. Si taglia la scala mobile (indennità di contingenza) che significa taglio dei salari. La concertazione, auspicata da Trilateral e FMI, infine, neutralizza definitivamente i Sindacati. La Banca d’Italia non dipende più dal Governo Italiano (dal 1981, anno del divorzio tra Banca e Tesoro) ma dalla BCE, i Capitali finanziari vengono liberati dall’obbligo di investire in Italia e vanno all’estero (dal 1988), tra Banche d’affari e Banche commerciali (dal 1994) non c’è più distinzione di compiti, e tutte fanno solo speculazione a spese dei risparmiatori.

3) lo Stato Sociale costa troppo: la crisi del sistema finanziario viene imputata alla spesa sociale.
La Società del Benessere diventa Società del Malessere.
Il valore di un servizio per i cittadini si misura solo dal profitto che dà: si tagliano di conseguenza Istruzione, Pensioni, Trasporti, Sanità. E questo spiega perché anche la Sanità diventa un affare, e non più un servizio… prima vengono i bilanci, i soldi… e poi l’assistenza sanitaria.
Ecco cosa sono le RIFORME.
L’introduzione dell’Euro, con la cessione della Sovranità, è servita a questo: a realizzare uno spostamento immenso di ricchezza dal basso vs l’alto.

4) bisogna adeguare la legislazione a questa nuova architettura sociale in cui tutto deve funzionare come una AZIENDA: scompare lo Statuto dei Lavoratori e parte il Jobs Act, con cui ritorniamo a prima degli anni ’60.
Ecco, di nuovo, le RIFORME !

5) bisogna adeguare le Istituzioni e la Costituzione a questa nuova architettura sociale, in cui comanda chi non è eletto dal popolo. È il modello Europeo. Il trionfo della tecnocrazia.

E NOI SIAMO ESATTAMENTE ALLA FINE DI QUESTA FASE.
Cruciale, perché segna la scomparsa definitiva della Democrazia e l’avvento di un nuovo Stato Feudale, in cui chi è ricco ha tutti i diritti e chi non lo è non ne ha nessuno. L’accentramento di funzioni nelle Unioni dei Comuni e nelle Città Metropolitane (organismi di non eletti) espropria i cittadini della possibilità di partecipare. L’acqua viene privatizzata, nonostante i cittadini abbiano votato a maggioranza, in un referendum, contro la privatizzazione. Pezzi di Sanità Pubblica vengono prima smantellati e poi consegnati ai privati, nonostante i cittadini si esprimano democraticamente contro (vedi la vanificazione del Referendum sulla Sanità nella Regione Toscana).
J.P. Morgan, la potente banca d’Affari statunitense (quella cui il Governo Renzi ha “affidato” il Monte dei Paschi di Siena), chiede di riformare le Costituzioni antifasciste europee, sostenendo che la nostra Costituzione “È troppo socialista, garantisce la protezione costituzionale dei diritti dei lavoratori e contempla il diritto della protesta contro i cambiamenti dello status quo politico”.
Ecco dunque cosa significano le RIFORME costituzionali!
Il Pareggio di Bilancio inserito in Costituzione (Art. 81) nel 2011 e imposto sotto il ricatto dello spread, è stato il cavallo di Troi(k)a per giustificare l’Austerità. E questo nonostante nel 1988, 2007 e poi 2014 la Corte Costituzionale abbia affermato che i principi fondamentali non possono essere oggetto di revisione costituzionale.
L’Art. 81 è stato lo strumento per cambiare la politica sociale del nostro Paese espropriando lo Stato e anticipando lo smantellamento della Costituzione tutta. I seguenti articoli diventano incompatibili col principio del Pareggio di Bilancio: Art. 1, 2, 3c2, 4, 9, 32, 35, 36, 37, 38, 41, 42, 43.
La fase finale di questo percorso di adeguamento ai rapporti di forza esistenti sarà una nuova Costituzione basata su AUSTERITÀ ed ESCLUSIONE dei cittadini da ogni livello decisionale. L’ AUSTERITÀ, da ‘emergenziale’, diventa ‘costituzionale’.

Siamo al definitivo affossamento della democrazia, anche sul piano puramente formale.

E quindi dico NO. Anche se la compagnia di tanti vergognosi e sinistri personaggi che hanno portato al disastro attuale votando e rivotando cessione di sovranità, pareggio di bilancio e altre porcherie del genere mi fa ribrezzo.

Se verrà cambiata la Costituzione non voglio che sia fatto anche “in mio nome”.

Antonella Beccaria: UNO BIANCA E TRAME NERE

di Saverio Fattori

Antonella Beccaria, Uno bianca e trame nere. Cronaca di un periodo di terrore, prefazione di Andrea Purgatori, Stampa Alternativa, pp. 164, 10 euro

il blog di Antonella Beccaria

Antonella Beccaria ci mette in leggera registrata, torna sulla vicenda della banda della Uno Bianca, una manciata di anni sanguinosi che ha avuto come epicentro Bologna e ha percorso l’Emilia, la Romagna, fino alle Marche. Sono anni di transizione tra la Piramide di Craxi e Tangentopoli, un’era di confusione di potere, assestamenti per nuovi equilibri. Tra il 1987 e il 1994 luoghi banali come aree di servizio, Ipercoop, autostrade sembravano essere diventati zone di guerriglia urbana.

Ventiquattro morti e 102 feriti di cui si è persa la coscienza, vittime che faticano a riaffacciarsi alla memoria e alla celebrazione. Trovare il monumento che li ricorda è impresa ardua, vi invito alla ricerca del Ceppo Perduto nella Città Distratta che tutto digerisce. Si è giocato al ribasso considerando il gruppo armato guidato dai fratelli Savi criminali comuni amanti dei soldi e della bella vita. Una semplificazione che va stretta una volta chiuso il libro della Beccaria. Semplificazione sbagliata e per certi versi consolatoria. E non si tratta di assumere dosi narcotizzanti di complottistica dietrologica paranoica. Di confonderci con funambolici teoremi che ci nascondono evidenze. Antonella procede come un fiume lento, fatti e analisi. Numeri e fatti. Numeri. Quelli riferiti al denaro. Pochi. Davvero pochissimi quelli racimolati dalla banda in anni di attività. Morti. Troppi e ingiustificati se riferiti ai canoni del crimine organizzato a puro scopro di lucro. Non parlo di codici etici e cazzate simili modello Coppola che fanno mitologia di assassini. Parlo di limitazioni al minimo dei rischi, di efficienza e ottimizzazione delle risorse, di resa economica commisurata allo sforzo bellico e al pericolo di essere beccati per omicidio. L’ergastolo è sempre una pessima prospettiva. Se ci scappa il morto è sempre una fregatura, l’abbiamo visto in centinai di libri e film, ma è vero. La banda invece infrange la prima regola della mala classica, lo fa in modo clamoroso, accanendosi proprio sui cugini dell’Arma dei Carabinieri, imprudenza che avrebbe dovuto moltiplicare per qualità e quantità le forze impiegate nelle indagini. In realtà è come se i Savi avessero percorso un territorio spurio che si pone tra il terrorismo e il crimine comune. Un luogo che viene frequentato in Belgio dalla Banda del Bramante in epoche coincidenti e secondo gli stessi schemi. È una zona d’ombra che sarebbe stato bene esplorare nelle derive politiche se i consueti errori giudiziari tra il doloso e il cialtronesco non avessero inquinato le indagini. Protezioni e depistaggi. Si arriva a ipotizzare l’esistenza di una Quinta Mafia, anni di detenzione preventiva per i colpevoli perfetti ricavati da piccoli malavitosi residenti al Quartiere Pilastro, nella periferia bolognese o da incensurati rei di omonimia. Sembrano invece gli inquirenti stessi ammalati di paranoia. Disegnano trame ardite, si muovono come cattivi giallisti, coccolano misteriosi testimoni chiave molto fantasiosi, analogia con il caso dei Bambini di Satana, già trattato da Antonella Beccaria, per arrivare a un finale di comodo recidono tutte le piste sane, quelle che portano a una verità vicina come non mai ai loro uffici. I soliti episodi da tragedia italica che deve scadere in commedia. Battute in questura sulla somiglianza del volto di un identikit con quello del collega… battute da caserma, appunto. Una vecchia zingara che continua a indicare un uomo arrivato per le indagini dopo il sangue nel Campo di Santa Caterina. Quel poliziotto in borghese è in mezzo al gruppo dei carabinieri che fanno i rilievi. Ma quella faccia non se la scorda. Non se la scorderà più. È lui che poco prima se ne stava con il braccio teso reggendo un fucile sul tetto di un auto a fare il tiro al bersaglio. Difficile crederle, i carabinieri le ridono in faccia, mi pare di vederlo quel viso grinzoso e sdentato con la disperazione negli occhi, la disperazione di chi non ha voce.
Mi è capitato di ripensare ai Savi di recente, prima di leggere il libro di Antonella, nel periodo sceriffi&lavavetri che ha farcito i media per qualche giorno, fino a sgonfiarsi, arido e imbarazzante.
La banda fece fuoco su due lavavetri, questo episodio è rimasto impigliato nel cervello di adolescente distratto che andava a ballare al Candilejas finendo a parcheggiare alla Coop di via Gorky, uno degli innumerevoli siti bolognesi tristemente noti.
È come se davvero questa banda in certi momenti avesse fatto da braccio armato a quell’immaginario popolar fascista che di giorno in giorno si fa più arrogante e scostumato. Una giustizia che allarga la forbice tra la forza brandita con i deboli e l’impotenza verso i forti. Una volontà di ordine e pulizia, un’intolleranza ottusa e mal riposta. Testosterone e armi, razzismo puro e disprezzo della vita umana. Inutile uccidere un testimone che ha preso il numero di targa di un’auto rubata. Antonella finisce il testo con l’agghiacciante cronologia degli atti criminali della banda. Alla quindicesima azione scappa il primo morto, un poliziotto che avrebbe dovuto sventare un tentativo di estorsione ai danni del proprietario di un autosalone che si rivolge alla polizia perché non accetta il ricatto (i soldi per evitare di vedersi bruciati i locali). Qualcosa non funziona quando scatta la trappola, a terra rimane l’uomo e due agenti sono feriti. Da questo fattaccio sembra prendere il via la seconda fase, quella più folle e sanguinosa. Le testimonianze e le ammissioni di Roberto Savi richiamano alla mente le posizioni di Mario Moretti sugli anni brigatisti. Rifiuto e derisione di ogni dietrologia. Niente protezioni né complicità istituzionali. Efficienza e fortuna alla base di tutto. E basta.
Questa recensione non rende piena giustizia agli intarsi del libro, le bizzarrie inquietanti che solo la storia e la cronaca di questo paese sa dispensare. Qualcuno si ricorda di cinque carabinieri morti nella caserma di Bagnara di Romagna? Muri ridipinti in pochi giorni, nessun rilievo, funerali a tempo di record, omelia short version…

Avrei voluto vedere più gente alla presentazione bolognese di UNO BIANCA TRAME NERE. Avrei voluto vedere giornalisti, telecamere del TG3 e di E-TV (Tele Caffarra, la televisione locale che Bologna merita ). Temo che il processo degenerativo di questa città sia davvero inarrestabile.

Scarica il libro in versione elettronica (il libro è rilasciato con licenza Creative Commons)

Da Carmilla del  24 dicembre 2007

TERRORISTI AL SERVIZIO DEI PADRONI

La storia non è originale, sembra uscita da un romanzo del “ciclo americano” di Valerio Evangelisti, o da un film neorealista, potrebbe essere ambientata in qualunque parte del mondo, nell’ultimo secolo:

Ci sono dei lavoratori sfruttati ferocemente, quasi tutti immigrati.
Ci sono dei sindacati combattivi che li organizzano.
Si sviluppa un movimento di scioperi in un settore strategico per l’economia.
I padroni lo vogliono stroncare.
Durante un picchetto, un dirigente aziendale incita un camionista crumiro a sfondare.
Un lavoratore rimane schiacciato sotto le ruore del camion.
La polizia non ferma il camionista ma lo salva quando i manifestanti lo stanno prendendo e stende un verbale dove parla di incidente stradale.
Un magistrato, avvalla immediatamente la versione della polizia e rilascia libero ed anonimo l’assassino.

Chi si fregia di essere “servitore dello Stato” sa che è solo un servo dei padroni.
Ogni lavoratore deve sapere che se fa un picchetto, può essere ucciso impunemente.
Ogni padrone ed ogni suo sgherro sanno che possono uccidere gli scioperanti impunemente.

Questo è fascismo.

Ma non finisce qui

preghiera

Angelo Del Boca, Italiani, brava gente?

“Nel ripercorrere, in questo libro, la storia d’Italia dalla guerra al brigantaggio al secondo conflitto mondiale, prenderemo in esame alcuni episodi, particolarmente efferati, accaduti in Italia, in alcuni paesi europei occupati dalle forze dell’Asse e nelle colonie italiane d’oltremare, e ne illustreremo la dinamica nel preciso contesto storico. Possiamo però già anticipare che non esistono attenuanti per i protagonisti di questi episodi, perché le colpe evidenziate sono troppo palesi, inconfutabili. Il mito degli «italiani brava gente», che ha coperto tante infamie, e anche queste che esporremo, appare in realtà, all’esame dei fatti, un artificio fragile, ipocrita. Non ha alcun diritto di cittadinanza, alcun fondamento storico. Esso è stato arbitrariamente e furbescamente usato per oltre un secolo e ancor oggi ha i suoi cultori, ma la verità è che gli italiani, in talune circostanze, si sono comportati nella maniera più brutale, esattamente come altri popoli in analoghe situazioni. Perciò non hanno diritto ad alcuna clemenza, tantomeno all’autoassoluzione.”
Angelo Del Boca, Italiani, brava gente? (2005)

Sommario
Premessa
1. Fare gli italiani
2. La guerra al “brigantaggio” .
3. L’inferno di Nocra
4. In Cina contro i boxer
5. Sciara Sciat: stragi e deportazioni
6. Le colpe di Cadorna
7. Gli schiavi dell’Uebi Scebeli
8. Soluch come Auschwitz
9. Una pioggia di iprite
10. Debrà Libanòs: una soluzione finale
11. Slovenia: un tentativo di bonifica etnica
12. La resa dei conti
13. Tutti ricchi, tutti felici, tutti anticomunisti

Qui il file del libro:
Angelo Del Boca, Italiani, brava gente