attualità

STUPRI

Immigrati, carabinieri presunti antagonisti tre tipologie sociali in apparenza incommensurabili accomunate, però, dalla medesima pratica: lo stupro. Troppo facile la spiegazione razzista: gli stranieri stuprano; non da meno quella “antagonista”: questi sono i carabinieri; insensata quella perbenista: in certi ambienti è normale che accada ciò. Tutte spiegazioni in fondo tranquillizzanti perché individuano, e risolvono, il problema ascrivendolo, volta per volta, a una etnia, a una funzione, a una ideologia. Un modo come un altro per non voler vedere come quello che saltuariamente conquista le cronache sia un fenomeno particolarmente diffuso, specialmente tra le mura della sacralità familiare, che rappresenta un indicatore non secondario della putrefazione a cui è giunto il nostro “stile di vita” e dei “modelli culturali” a questo coevi. La violenza sulle donne, sulle trans e i bambini non è altro che la punta dell’iceberg di un modello sociale che attraversa tutti gli ambiti della nostra formazione sociale la quale si fonda palesemente sulla morale del chandala: FORTE CON I DEBOLI, DEBOLE CON I FORTI. Questo è esattamente ciò che, nel quotidiano, incontriamo. O si ritorna a osare, con Shakespeare, “Il tempo è breve e se noi viviamo è per calpestare dei re” oppure dobbiamo rassegnarci allo spavento senza fine del presente.

Emilio Quadrelli

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MINNAZI

“A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che «ogni straniero è nemico».
Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati. Ma quando questo avviene, allora, al termine della catena, sta il Lager.
Esso è il prodotto di una concezione del mondo portata alle sue conseguenze con rigorosa coerenza: finché la concezione sussiste, le conseguenze ci minacciano.
La storia dei campi di distruzione dovrebbe venire intesa da tutti come un sinistro segnale di pericolo.”
Primo Levi, Se questo è un uomo, Einaudi,1958

Gino Strada

Alessandra Daniele, La sostituzione della repubblica

La conduttrice sorride al suo ospite.
– Congratulazioni per il suo incarico da ministro. Ricordiamo però che il nuovo governo è stato definito un clone del precedente, cosa dire quindi del risultato del referendum che l’aveva bocciato a larghissima maggioranza?
– Non ce ne frega un cazzo.
La conduttrice tace perplessa. Poi chiede
– Eh?…
– Del risultato del referendum non ce ne frega un cazzo – Ripete tranquillo l’ospite – Abbiamo riconfermato praticamente tutti, e persino promosso i più cialtroni. La ministra dell’Istruzione ha la terza media. Il ministro degli Esteri ai vertici fa il grammelot. Non è evidente? Ce ne fottiamo.
– E lo ammette così?
Il ministro si stringe nelle spalle.
– Tanto non potete farci niente.
– Non è in arrivo un altro referendum?
– Possiamo evitarlo cambiando la copertina del Jobs Act, e lasciando il contenuto identico come abbiamo già fatto col governo.
– Ma comunque alle prossime elezioni…
– Quali elezioni?
– Prima o poi si dovrà votare.
– Ah certo, ma lo si farà con una legge elettorale in grado d’impedire altri abusi come quello del 4 dicembre: il Neo Mattarellum.
Neo?
– Il Mattarellum, con una correzione in chiave ullteiormente maggioritaria. Noi l’avevamo già detto: il suffragio universale è obsoleto e non più sostenibile in una democrazia avanzata. Milioni di elettori che svolgono tutti la stessa funzione sono uno spreco di tempo e di denaro. Il multielettroralismo è persino peggiore del bicameralismo. È il momento di passare al monoelettoralismo.
– Cioè?
– Un solo elettore che vota per tutti.
– Chi?
– Appunto Mattarella. Questo otterrà il fondamentale risultato di snellire le procedure: invece di aspettare il risultato delle elezioni, il nostro presidente potrà conferirci direttamente l’incarico di formare il nuovo governo. Come ha appena fatto. Visto che il dissociato corpo multielettorale ha respinto la nostra Riforma Costituzionale, s’è resa indispensabile una Riforma Sostituzionale. La sostituzione della Repubblica democratica con la Repubblica monocratica.
– Ma questa non è una forzatura istituzionale? – Azzarda la conduttrice.
– No, è proprio un golpe. Non l’avete ancora capito? Certo, non ci sono i carri armati e i colonnelli, ma quella è paccottiglia obsoleta, il nostro è un Golps Act: per tornare efficiente la democrazia ha bisogno di licenziare i suoi elettori in esubero. Un monoelettore basterà. E nel caso dovesse servircene qualcun altro, potremo sempre comprarcelo dal tabaccaio. Adesso mandi la pubblicità. È tassativa.
La conduttrice si gira verso la telecamera, e mormora
– Pubblicità.
Alessandra Daniele, da Carmilla, 18/12/2016

Coratella vaccinata

Mi spiegate perchè se uno scrive una cazzata fioccano i commenti e se scrive una seria no? E’ vero che ogni tanto ci serve anche scherzare e alleggerire l’aria fetida in cui viviamo, ma il problema è serio, serio, serio(Sergio Cararo)
Una volta è una campagna allarmistica a favore dei T.S.O. (https://it.wikipedia.org/wiki/Tratt…) per le vaccinazioni, poi una campagna, altrettanto allarmistica, sulla cancerogenità di carni rosse ed insaccati.
Veementi discussioni sui social-media (generatori automatici di scazzi) dove gli schieramenti si affrontano a grevi colpi di sarcasmo, nel migliore dei casi, seminando virtuali lapidi su altrettanto virtuali amicizie.
A questa socialità siamo ridotti, ed a questa razionalità: stimolati da drammatici titoli ed immagini, prendiamo posizione, ci accaloriamo, invochiamo e stramalediciamo, per il puro gusto di farlo, per simulare una potenza che ci viene sempre più tolta, e di questo simulacro ci accontentiamo.
Il meccanismo è del tutto analogo a quello della cronaca nera: ognuno assume il ruolo di giudice e persino di legislatore, nel regno della chiacchiera ognuno è titolato, competente, abile… a chiacchierare.
Al fondo, il modello della tifoseria: la sedentaria identificazione con l’atleta, l’apoteosi del gregarismo, l’ipertrofia dell’ego, il dominio della stronzata (https://it.wikipedia.org/wiki/Stron…).
Anche questo fa parte della mobilitazione reazionaria di massa, che sempre più si caratterizza come mobilitazione bellica.
Sparatevi tutti i vaccini che volete,
ingozzatevi di quel che più vi gusta,
votate per chi fa la voce grossa,
che poi arriva il conto e la cresta si abbassa…

Un NO contro l’oligarchia.

Qualche tempo fa, Franco mi ha regalato un libro: “Gli Oligarchi” di Jules Isaac (cfr. http://francosenia.blogspot.it/…/le-metafore-del-presente.h…).

Avevo appena finito di leggerlo e ci stavo riflettendo sopra, chiedendomi perché un professore di storia, politicamente assai moderato e culturalmente idealista, costretto alla macchia durante l’occupazione nazista della Francia, si mettesse ad indagare sulle analogie fra la situazione che stava vivendo e la Grecia del V secolo avanti Cristo.

Poi, ieri leggo un post di Cristiano che riporta un editoriale di Scalfari, illuminante nella sua spudoratezza:
“l’oligarchia è la sola forma di democrazia”
(cfr.http://www.repubblica.it/…/zagrebelsky_renzi_scalfari-1489…/)

Mi è diventata subito chiara, attraverso le parole di Isaac, la natura e l’ideologia di chi abbiamo di fronte, la loro “capacità di odio”: “l’uguaglianza soprattutto suscita la loro rabbia come un oltraggio personale”, il loro “spirito di sistema spinto fino ai limiti estremi, il dogmatismo del tipo più aggressivo, il disprezzo assoluto di ogni ostacolo – uomo, idea o fatto -; la pretesa pontificale all’infallibilità”.

Certo, anche le differenze saltano subito agli occhi: l’oligarca Crizia era stato allievo di Socrate ed aveva al suo servizio Platone e Senofonte, i suoi epigoni italiani attuali debbono accontentarsi di Scalfari…

Paolo Brunetti, LE RAGIONI DEL MIO NO AL REFERENDUM

Il più forte non sarebbe sempre il più forte se non trasformasse la forza in diritto e l’obbedienza in dovere. (Jean Jacques Rousseau)

LE CINQUE FASI CHE, A PARTIRE DAL 1980, HANNO PORTATO ALLA DEMOLIZIONE DELLA COSTITUZIONE
LA DEMOCRAZIA È FINITA. NE ABBIAMO ESPORTATA TROPPA …E NON NE È RESTATA PIU’ PER NOI!

Dopo 35 anni (1945 – 1975) di una Politica che comandava sull’Economia ne sono iniziati altri 35 (1980 – oggi) in senso opposto, in cui l’Economia comanda sulla Politica.

SOVRANITÀ + SPESA PUBBLICA :
COMANDA LA POLITICA
Lo Stato e gli organismi territoriali controllati democraticamente dai cittadini promuovono una distribuzione della ricchezza dall’alto verso il basso.

Dal dopoguerra in avanti, lo sviluppo del nostro paese si è basato su alcuni principi cardine che hanno portato l’Italia ai primi posti in Europa per capacità produttiva e industriale e nel Mondo come capacità di risparmio. Eccoli:

Una SPESA PUBBLICA POSITIVA: il “miracolo economico” del trentennio 1945/1975), che si è tradotta in investimenti pubblici (rete elettrica, idrica, stradale, ferroviaria, sanitaria, postale, ENI, IRI ecc). In questo quadro di progresso economico si realizzò il MIRACOLO ITALIANO.

Questa spesa ha portato ad una SANITA’ PUBBLICA di eccellenza e ad un altrettanto eccellente SISTEMA PENSIONISTICO.

Un Comune, in quel trentennio, era considerato VIRTUOSO se investiva in Infrastrutture e Servizi sociali per i suoi cittadini. E i mutui contratti per farlo erano garantiti dallo Stato che poteva battere moneta perché aveva la SOVRANITA’ MONETARIA.
La SPESA PUBBLICA, lo STATO SOCIALE altro non erano che REDDITO dato dallo Stato ai cittadini, un reddito che dava origine a CONSUMI e RISPARMI. Quei risparmi che hanno permesso all’80% delle famiglie italiane di acquistarsi la casa.

Le Banche d’affari erano distinte dalle Banche commerciali, i Capitali non potevano circolare liberamente e la Banca d’Italia dipendeva dai Governi, i quali erano così dotati di efficaci strumenti per contrastare contingenze negative come le ricorrenti crisi economiche globali che hanno afflitto il Capitalismo fin dalla sua nascita.

La Politica, dunque, comandava l’Economia.

Gli Aumenti salariali e la Scala Mobile ottenuti da lotte imponenti dei lavoratori completavano il quadro di quella che definiamo LA SOCIETA’ DEL BENESSERE.
Di pari passo andava lo sviluppo della Democrazia: il DECENTRAMENTO e la PARTECIPAZIONE dei cittadini erano le parole d’ordine. Nelle città i Consigli di quartiere, nella rete sanitaria le USL. I cittadini avevano voce in capitolo.
L’Italia di oltre Ottomila Comuni, l’Italia di oltre Ottomila Sindaci, è stata l’Italia del Benessere.

MERCATO + AUSTERITA’:
COMANDA L’ECONOMIA
Lo Stato e gli organismi territoriali sottoposti alle logiche di mercato
e sotto la direzione di manager aziendali diventano un mezzo
per estrarre ricchezza dal basso e spostarla verso l’alto.

Un forte movimento, soprattutto di giovani, verso la fine degli anni Settanta, intuisce la portata di questo attacco, ma viene combattuto e sconfitto in particolar modo dai Partiti della Sinistra.
Ed è proprio a partire da quella sconfitta, all’incirca dal 1980, che inizia la riscossa delle Classi Dominanti, che si articola in 5 fasi.

1) A partire dal 1980 inizia la riscossa dell’Economia contro la Politica. Una massiccia campagna mediatica internazionale sostenuta con miliardi di dollari per dire che il Pubblico è inefficace e corrotto e il Privato bello ed efficiente. Efficienza, Economicità, Libero Mercato sono le nuove parole d’ordine, a partire dal memorandum Powell nel 1971.
Enrico Berlinguer in Italia esalta l’AUSTERITA’ e il contenimento dei consumi. Nel gergo della sinistra le RIFORME prendono il posto della lotta di classe. Non si lotta più per il salario, l’orario di lavoro e per migliori servizi sociali ma per le RIFORME volute e richieste dai nuovi poteri sovranazionali che comandano in nome dei MERCATI.

2) il modello è l’Azienda: le privatizzazioni degli anni ’90 vengono realizzate dalla Sinistra che muta geneticamente. Il PCI poi PDS/DS/PD diventa il partito dei “conti in ordine”, delle tasse e delle liberalizzazioni. Le USL diventano ASL (“A” come “Azienda”), le Coop e le Municipalizzate diventano S.p.A. Si taglia la scala mobile (indennità di contingenza) che significa taglio dei salari. La concertazione, auspicata da Trilateral e FMI, infine, neutralizza definitivamente i Sindacati. La Banca d’Italia non dipende più dal Governo Italiano (dal 1981, anno del divorzio tra Banca e Tesoro) ma dalla BCE, i Capitali finanziari vengono liberati dall’obbligo di investire in Italia e vanno all’estero (dal 1988), tra Banche d’affari e Banche commerciali (dal 1994) non c’è più distinzione di compiti, e tutte fanno solo speculazione a spese dei risparmiatori.

3) lo Stato Sociale costa troppo: la crisi del sistema finanziario viene imputata alla spesa sociale.
La Società del Benessere diventa Società del Malessere.
Il valore di un servizio per i cittadini si misura solo dal profitto che dà: si tagliano di conseguenza Istruzione, Pensioni, Trasporti, Sanità. E questo spiega perché anche la Sanità diventa un affare, e non più un servizio… prima vengono i bilanci, i soldi… e poi l’assistenza sanitaria.
Ecco cosa sono le RIFORME.
L’introduzione dell’Euro, con la cessione della Sovranità, è servita a questo: a realizzare uno spostamento immenso di ricchezza dal basso vs l’alto.

4) bisogna adeguare la legislazione a questa nuova architettura sociale in cui tutto deve funzionare come una AZIENDA: scompare lo Statuto dei Lavoratori e parte il Jobs Act, con cui ritorniamo a prima degli anni ’60.
Ecco, di nuovo, le RIFORME !

5) bisogna adeguare le Istituzioni e la Costituzione a questa nuova architettura sociale, in cui comanda chi non è eletto dal popolo. È il modello Europeo. Il trionfo della tecnocrazia.

E NOI SIAMO ESATTAMENTE ALLA FINE DI QUESTA FASE.
Cruciale, perché segna la scomparsa definitiva della Democrazia e l’avvento di un nuovo Stato Feudale, in cui chi è ricco ha tutti i diritti e chi non lo è non ne ha nessuno. L’accentramento di funzioni nelle Unioni dei Comuni e nelle Città Metropolitane (organismi di non eletti) espropria i cittadini della possibilità di partecipare. L’acqua viene privatizzata, nonostante i cittadini abbiano votato a maggioranza, in un referendum, contro la privatizzazione. Pezzi di Sanità Pubblica vengono prima smantellati e poi consegnati ai privati, nonostante i cittadini si esprimano democraticamente contro (vedi la vanificazione del Referendum sulla Sanità nella Regione Toscana).
J.P. Morgan, la potente banca d’Affari statunitense (quella cui il Governo Renzi ha “affidato” il Monte dei Paschi di Siena), chiede di riformare le Costituzioni antifasciste europee, sostenendo che la nostra Costituzione “È troppo socialista, garantisce la protezione costituzionale dei diritti dei lavoratori e contempla il diritto della protesta contro i cambiamenti dello status quo politico”.
Ecco dunque cosa significano le RIFORME costituzionali!
Il Pareggio di Bilancio inserito in Costituzione (Art. 81) nel 2011 e imposto sotto il ricatto dello spread, è stato il cavallo di Troi(k)a per giustificare l’Austerità. E questo nonostante nel 1988, 2007 e poi 2014 la Corte Costituzionale abbia affermato che i principi fondamentali non possono essere oggetto di revisione costituzionale.
L’Art. 81 è stato lo strumento per cambiare la politica sociale del nostro Paese espropriando lo Stato e anticipando lo smantellamento della Costituzione tutta. I seguenti articoli diventano incompatibili col principio del Pareggio di Bilancio: Art. 1, 2, 3c2, 4, 9, 32, 35, 36, 37, 38, 41, 42, 43.
La fase finale di questo percorso di adeguamento ai rapporti di forza esistenti sarà una nuova Costituzione basata su AUSTERITÀ ed ESCLUSIONE dei cittadini da ogni livello decisionale. L’ AUSTERITÀ, da ‘emergenziale’, diventa ‘costituzionale’.

Siamo al definitivo affossamento della democrazia, anche sul piano puramente formale.

E quindi dico NO. Anche se la compagnia di tanti vergognosi e sinistri personaggi che hanno portato al disastro attuale votando e rivotando cessione di sovranità, pareggio di bilancio e altre porcherie del genere mi fa ribrezzo.

Se verrà cambiata la Costituzione non voglio che sia fatto anche “in mio nome”.

TERRORISTI AL SERVIZIO DEI PADRONI

La storia non è originale, sembra uscita da un romanzo del “ciclo americano” di Valerio Evangelisti, o da un film neorealista, potrebbe essere ambientata in qualunque parte del mondo, nell’ultimo secolo:

Ci sono dei lavoratori sfruttati ferocemente, quasi tutti immigrati.
Ci sono dei sindacati combattivi che li organizzano.
Si sviluppa un movimento di scioperi in un settore strategico per l’economia.
I padroni lo vogliono stroncare.
Durante un picchetto, un dirigente aziendale incita un camionista crumiro a sfondare.
Un lavoratore rimane schiacciato sotto le ruore del camion.
La polizia non ferma il camionista ma lo salva quando i manifestanti lo stanno prendendo e stende un verbale dove parla di incidente stradale.
Un magistrato, avvalla immediatamente la versione della polizia e rilascia libero ed anonimo l’assassino.

Chi si fregia di essere “servitore dello Stato” sa che è solo un servo dei padroni.
Ogni lavoratore deve sapere che se fa un picchetto, può essere ucciso impunemente.
Ogni padrone ed ogni suo sgherro sanno che possono uccidere gli scioperanti impunemente.

Questo è fascismo.

Ma non finisce qui

preghiera

Franco ‘Bifo’ Berardi, Il nazismo senza baffetti

Nei decenni culminanti della modernità considerammo il Nazismo un fenomeno estinto, passato, cancellato dalla storia. Per tranquillità lo definimmo Male Assoluto, e non se ne parla più. Identificando il nazismo con Auschwitz abbiamo finito per accettare Gaza, pensando: quello che accade è terribile, ma non è mica Auschwitz. Stiamo tranquilli.
Il nazismo è diventato una sceneggiatura fosca che assolve preventivamente la violenza coloratissima della democrazia capitalista. Ma ora poco alla volta cominciamo a capire che il capitalismo democratico perde energia e futuro, forse perché alla lunga la democrazia non può convivere con il capitalismo.

La forma storica del nazional-socialismo hitleriano non si ripresenterà, ovviamente. Ma già nel 1946 Karl Jaspers consigliava di distinguere tra la manifestazione storica del nazismo e il suo significato essenziale.
Per Gunther Anders il nazismo ha solo costituito la prima, brutale, manifestazione di una tendenza profonda della modernità tecnologica: «La tecnica che il Terzo Reich ha avviato su vasta scala non ha ancora raggiunto i confini del mondo, non è ancora “tecno-totalitaria”. Non si è ancora fatto sera. Questo, naturalmente non ci deve consolare e soprattutto non ci deve far considerare il regno (“Reich”) che ci sta dietro come qualcosa di unico e di erratico, come qualcosa di atipico per la nostra epoca o per il nostro mondo occidentale, perché l’operare tecnico generalizzato a dimensione globale e senza lacuna, con conseguente irresponsabilità individuale, ha preso le mosse da lì».

E aggiunge: «l’orrore del regno che viene supererà di gran lunga quello di ieri che, al confronto, apparirà soltanto come un teatro sperimentale di provincia, una prova generale del totalitarismo agghindato da stupida ideologia» (G. Anders, Noi figli di Eichmann, p. 66). Cercando di definire il nazismo sono giunto a individuarne tre caratteri essenziali, che a mio parere si sono ripresentati separatamente in momenti diversi della storia planetaria negli ultimi decenni.

Se questi caratteri un giorno si ripresenteranno insieme (dicevo a me stesso scrutando l’orizzonte) allora dovremo dire che il Nazismo ha vinto la sua battaglia secolare contro il Comunismo Bolscevico e contro la Democrazia liberista. Questo non accadrà, mi dicevo. Negli ultimi anni però si rafforza in me l’impressione che lo scenario mondiale stia realizzando quell’infausta eventualità: i tre caratteri che nella mia (discutibilissima) definizione individuano il nazismo, si stanno ripresentando insieme. Ma quali sono questi tre caratteri?

Il primo è quello di cui parla Anders: il primato del funzionale, il primato della perfezione tecnica rispetto alle forme irregolari della vita. Non c’è dubbio che questo primato è oggi riproposto dalla governance tecno-linguistica, modalità di dominio post-politico del capitalismo finanziario, ma di per sé questo non basta per definire il capitalismo finanziario come nazismo.

Il secondo carattere è la trasformazione della frustrazione operaia in aggressività nazionale in fasi di impoverimento e di umiliazione del fronte del lavoro. E’ quello che accadde negli anni Venti in Germania, quando Hitler interpretò la sofferenza dei lavoratori come umiliazione nazionale. Ma è anche quello che oggi accade in paesi come la Polonia il Regno Unito, l’Ungheria, e si prepara ad accadere in Francia. Neppure la reazione anti-globalista che si sta scatenando nel mondo e particolarmente in Europa , basta a mio parere per definire pienamente come nazismo la condizione presente.

Il terzo carattere è quello che riusciamo a cogliere soltanto se ci poniamo in una prospettiva di tipo evolutivo, meta-storico. Nel suo Essai sur linegualité des races humaines (1853), il conte Alfred de Gobineau non si limita ad affermare la superiorità della razza ariana, ma intravvede all’orizzonte il pericolo, anzi la tendenza fortissima verso la contaminazione e la degradazione di questa razza superiore. Al di là della rozzezza della sua analisi, de Gobineau coglie un filone profondo (profondissimo) dell’inconscio planetario tardo-moderno, un filone che a lungo abbiamo intravisto senza volerne riconoscere la potenza: il sentimento del declino della cultura bianca occidentale.

Il fatto che il concetto di razza sia un non-concetto, il fatto che scientificamente questa parola non corrisponda a niente non significa che l’identificazione fantasmatica dell’(autodefinitasi) razza bianca abbia giocato un ruolo decisivo nella storia del colonialismo moderno, del nazismo novecentesco, e oggi giochi un ruolo decisivo (la cui potenza non possiamo ancora pienamente apprezzare) nella catastrofe finale del capitalismo.
L’ascesa di Donald Trump sulla scena politica nordamericana (a prescindere dal fatto che vinca o perda) segnala proprio questo: impoverita dalla globalizzazione del mercato del lavoro, rimbambita dalla birra e dagli psicofarmaci, inviperita per la sconfitta strategica provocata dal presidente più ignorante della storia e dal suo consigliere malefico Dick Cheney, la «razza bianca» rivendica il proprio primato. Make America Great Again significa solo: Make white race superior again. Lo spirito del Ku Klux Klan si è ingigantito negli anni in cui un presidente nero (coltissimo e bellissimo a differenza degli zucconi obesi della razza bianca) ha occupato obbrobriosamente la Casa Bianca.

Il declino demografico è iscritto nell’evoluzione psico-sessuale dell’occidente. Il declino estetico è iscritto nei cibi ipercalorici e nelle droghe con cui la razza bianca placa la sua ansia. Inoltre la razza pura può essere contaminata, infiltrata, distrutta geneticamente dall’invasione di alieni.

Il discorso sulla fertilità è passato senza troppe critiche negli anni passati. Nella laica Francia, dove il laicismo diviene teocratico perché pretende di essere portatore di una verità superiore (e i nouveaux philosophes invecchiati male hanno le loro colpe in questa dittatura del pensiero libero, vero Finkielkraut?), nella laica Francia dicevo, si mena vanto di aver restituito vigore alla fertilità delle donne francesi con opportune politiche di finanziamento della messa al mondo.

Nella cattolica Polonia ha vinto recentemente le elezioni un partito nazional-integralista guidato da un gemello bigotto che va orgoglioso perché non ha mai messo piede fuori dall’amata patria (con l’eccezione di un viaggio in Vaticano quando non c’era un papa comunista). Come ha vinto le elezioni Kazinski? Le ha vinte con un programma socialista, poche storie. Ha promesso di riportare l’età della pensione da 67 a 60 anni, ha promesso aumenti salariali (il salario medio è intorno ai 500 euro), ha promesso di ri-finanziare servizi sanitari che il governo neoliberale democratico aveva impoverito per far bella figura con la signora Merkel.

Cosa ha realizzato il governo Kazinski del suo programma socialista? Niente da fare per gli aumenti salariali, né per le pensioni a 60 anni, nemmeno soldi per rifinanziare il sistema sanitario. Sapete quale misura socialista ha implementato il governo Kazinski? 500 szloti in più per ogni figlio che una coppia mette al mondo.

Adesso si parla di fertilità anche in Italia: il Ministero della Sanità invita le donne italiane a darsi una mossa. A sinistra la risposta contro i proclami ideologici del partito della famiglia consiste nel dire che se ci fossero maggiori servizi per le donne allora sì che ricominceremmo a moltiplicarci. Ma da dove deriva questa fissazione secondo cui fare figli sarebbe meglio che non farli? La fissazione sulla fertilità del popolo non si spiega se non si considera il riemergere psicotico del razzismo bianco.

La riduzione della popolazione futura provocherà un problema di tipo fiscale? Basterebbe accogliere un maggior numero di stranieri. Già ora coprono una parte decisiva delle entrate del sistema previdenziale. Basterebbe stimolare le adozioni, facilitare le procedure, dare cittadinanza europea a quelle centinaia di migliaia di bambini che vagano tra un campo di concentramento turco e uno greco senza più famiglia. No, rispondono Kazinski Lorenzin e Manuel Valls, perché così la razza bianca si estingue. Sai che guaio. Si tratta di idiozie, è del tutto evidente. Ma questa idiozia che si chiama identità sta mobilitando un numero crescente di persone che il capitale finanziario ha impoverito e continua imperterrito a impoverire.

Hitler disse ai lavoratori tedeschi che non erano lavoratori sconfitti ma vittoriosi guerrieri tedeschi. La stessa cosa hanno detto Nigel Farage ai lavoratori britannici e il gemello Kazinski ai lavoratori polacchi. E soprattutto la stessa cosa la sta dicendo Donald Trump ai lavoratori americani, che dovranno scegliere tra votare il Ku Klux Klan o una signora che dipende politicamente e culturalmente dalla Goldman Sachs.

La prima cosa da fare perché la razza bianca possa prosperare, naturalmente, è convincere le donne a far figli. La ragione suggerirebbe di riflettere un momento: la razza bianca non esiste, non può né estinguersi né prosperare. Esistono culture in perenne divenire, ma la loro evoluzione progressiva e pacifica non dipende dalle ovaie né dallo sperma. Dipende dalle scuole, dai libri, dall’amicizia, dalla condivisione delle risorse, e dalla pace.

Il signor Valls, dopo aver letto troppo Finkielkraut, manda la polizia a togliere i vestiti alle donne islamiche, costrette a subire l’imposizione macho-fanatica. Così i mariti le chiuderanno in casa e andranno da soli a farsi il bagno in mutande. Bravo Valls. Non sarebbe più sensato, più coraggioso e lungimirante dare la cittadinanza europea alle donne che chiedono rifugio contro l’imposizione violenta dei maschi islamici?

Dal sito Operaviva, 08 settembre 2016.

C’è del marcio in Danimarca

Con un tempismo encomiabile, il parlamento danese legifera la confisca dei beni a chi richiede asilo.
Domani, tutti a ricordare l’Olocausto, dimenticando l’essenziale…

Nella foto: beni confiscati agli internati nei campi di concentramento nazisti.

Qui la notizia:
La Danimarca confischerà i beni ai rifugiati, approvata la legge

Bifo, c’è una via d’uscita dalla guerra civile globale?

“Il globalismo ha prodotto la cancellazione dell’universalismo moderno: i capitali si spostano liberamente dovunque e il mercato del lavoro è unificato globalmente, ma questo non comporta la libera circolazione di donne e di uomini, né l’affermazione della ragione universale nel mondo. Piuttosto il contrario: poiché le energie intellettuali della società sono catturate dalla rete di astrazione finanziaria, nel momento in cui il lavoro cognitivo è sottomesso all’astratta legge del valore, e la comunicazione umana è trasformata in interazione astratta tra agenti digitali disincarnati, il corpo sociale si stacca dall’intelletto generale. La sussunzione dell’intelletto generale da parte del regno dell’astrazione semiotica priva la comunità vivente di intelligenza, comprensione e capacità emozionale.

E il corpo decerebrato reagisce: da un lato un’onda enorme di sofferenza mentale, dall’altro lato la ben pubblicizzata cura per la depressione: fanatismo, fascismo e guerra. E alla fine il suicidio.”
Franco ‘Bifo’ Berardi, C’è una via d’uscita dalla guerra civile globale? (2015)

Qui il testo integrale dell’articolo:
Bifo

Oppure qui:
parte 1
e qui:
parte 2