Valerio Minnella, chi fa il poliziotto non può essere una brava persona

“Comincio con un’affermazione forte, farà arrabbiare molti, forse tutti, non è politically correct, ma ho i titoli per farla: le radiografie sono ancora lì; Emma Bonino forse ricorda le condizioni in cui ero quando, come parlamentare, è venuta a trovarmi in carcere dopo il pestaggio.
Io affermo che: chi fa il poliziotto non può essere una brava persona!
Con le dovute eccezioni, questa regola è vera!
Non perché tutti i poliziotti vanno in giro a picchiare la gente, non perché tutti sono corrotti o altro del genere, ma perché tutti i poliziotti (Celere, Guardie Carcerarie, Finanzieri, ecc.) vivono nell’omertà. (…)
Riprendete in mano gli archivi e contate: dal dopoguerra ad oggi, sono centinaia i morti provocati dalle cosiddette forze dell’ordine, migliaia i feriti.
Contate, ricontate, contate ancora. Oltre ai nomi che tutti ricordiamo (Pinelli, Saltarelli, Francesco Lo Russo, Giorgiana Masi, Carlo Giuliani), ne troverete ancora centinaia.
Questi sono fatti. Poi, solo poi, vengono le analisi, le ipotesi e le teorie: “Quando ieri a Valle Giulia / avete fatto a botte con i poliziotti / io simpatizzavo con i poliziotti / perché i poliziotti sono i figli dei poveri“, “I poliziotti non hanno colpe, la colpa è della sottocultura di cui sono figli ….”, “I poliziotti violenti sono presenze marginali ….
Io potrei anche condividere molte di queste parole, ma non vi ascolto, non oggi, ascolterò solo dopo, DOPO CHE LI AVRETE FERMATI!
Quando non dovremo più contare i morti, discuteremo del come e del perché.
Fino ad allora, quelli che vivono fianco a fianco con i colleghi violenti e non li fermano, non li denunciano, non se ne vanno, sono come loro: sono complici.
Parliamo ancora di questa omertà: è identica a quella che ha protetto (protegge?) la mafia in Sicilia, il nonnismo in caserma. Qualcuno dirà che sto accomunando fenomeni diversi. Che li guardi meglio, che li studi di più.
E’ la stessa omertà. Un’omertà che viene coltivata dall’alto, con la benedizione e l’impunità (il pesce comincia sempre a puzzare dalla testa).
Volete delle prove? Ricominciate a contare (la materia da imparare per analizzare la storia, non è la sociologia, è l’aritmetica).
Quanti di quegli omicidi, di quei pestaggi che avete contato prima sono stati puniti nel corso degli anni? Non ne trovate nei vostri archivi? Avete cercato male o non ce ne sono?
Ogni poliziotto è un complice, l’ho già detto, ma chi può denunciare il collega con cui continuerà a convivere, sapendo che non sarà mai perseguito.”
Valerio Minnella, su “Il Domani di Bologna”, 29 luglio 2001

Qui il testo integrale:
testimonianza-di-valerio-minnella

Qui dal sito radio alice
pestaggi di polizia

acab

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