Julian Beck, teatro fascista

“Quando presentammo i Mysteries a Berlino nel 1965, il pubblico tedesco gridò:
«State usando le stesse tecniche dei nazisti! lo stesso ipnotismo di massa! lo stesso appello alla risposta emotiva, e questo è pericoloso! Dovete essere razionali. Quando Julian Beck siede al centro della scena con uno spot che lo illumina proprio sulla testa e ci ipnotizza con voce magnetica e ci incatena ripetendo slogan, finché non gli facciamo eco e ci seduce a salire sulla scena e a aprire le nostre gole a un’ondata d’estasi, quando ci fate ammattire contorcendovi senza parole, cogli urli di angoscia, fino a farci urlare, ci derubate della nostra capacità razionale di vedere il mondo, valutarlo e agire di conseguenza. Ci trasformate in bestie senza cervello. Non vogliamo sentire, vogliamo pensare».

«La forma rituale distrugge l’abilità di razionalizzare, la forma rituale crea la massa, distrugge l’individuo, lo spazza via, gli fa perdere il controllo fino a seguirla, così quando tutto è perduto, la massa rimane soggetta al Fascismo, il Fascismo che usa questi rituali per schiavizzare le masse». È questo che dissero.

Qual è la differenza fra le tecniche usate nei Mysteries e le cerimonie del Terzo Reich?

La magia dei rituali è contenuta nel loro appello alla psiche. La psiche ama e la psiche odia. A quale delle due cose siamo più proni? Il rituale eccita il sentire, e la violenza deriva da un sentire che è nonsentire, il nuovo mondo verrà dalla sensibilità.

II rituale nazionalistico – che espande la sensibilità e poi la limita -il rituale che si volge all’interno e non di fuori è tossico, micidiale. Nei Mysteries formiamo un circolo e invitiamo il pubblico a unirsi senza farne una norma… Facciamo appello alla libera volontà… La eccitiamo.”
Julian Beck, La vita del teatro. L’artista e la lotta del popolo

Qui il testo completo:
Julian Beck La vita del teatro. L’artista e la lotta del popolo

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