Guido Picelli, arditi del popolo

“Noi siamo una forza immensa, ma sbandata. Organizzata e disciplinata diventerebbe così potente da distruggere non una, ma mille volte il fascismo. Questo bisogna comprendere. Momentaneamente ci troviamo in condizioni di inferiorità proprio perché il nostro fronte è troppo diviso e ristretto. Dal punto di vista tattico e strategico, si sa che più un fronte è ristretto e più facilmente il nemico può concentrarvi delle forze e sfondarlo. Il nostro fronte perciò deve estendersi, unificarsi, per tenere impegnato così l’avversario su tutta una linea più vasta. Occorrono uomini coi requisiti dovuti, capaci, dalla volontà di ferro e che, senza pregiudizio di sorta, procedano quanto prima, nelle grandi e piccole città e nelle campagne ove è possibile, all’inquadramento di tutti coloro che, consci dell’ora tragica e del periodo storico che la classe lavoratrice sta attraversando, si sentano soldati coscienti della grande causa proletaria. Dappertutto, a seconda delle possibilità, si devono creare squadre, gruppi e battaglioni organicamente perfetti, capeggiati dagli elementi migliori ed a contatto tra di loro da un semplice ed ordinato sistema di collegamento. Solamente così e dopo la formazione del nostro esercito disciplinato e forte, noi potremo resistere al fascismo e ridurlo all’impotenza. Chi oggi crede ancora o vuol far credere di poter trovare la via d’uscita con la semplice azione morale o si illude o tradisce.
Sappia il proletariato italiano comprendere la necessità dell’organizzazione militare rossa, all’infuori delle camere del lavoro e dei partiti politici. Indispensabile alla difesa ed alla conquista della libertà.”
Guido Picelli, L’Ardito del Popolo, 1° ottobre 1922

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