programma comunista

Il programma del Pcus (VIII congresso del Pcus, 1919).
(…)
I seguenti punti del programma sono da sottolineare in quanto caratteristici della democrazia sovietica:
1. Autoamministrazione locale e provinciale senza alcuna autorità imposta dall’alto.
2. Autonomia delle masse.
3. Privazione dei diritti politici e limitazione della libertà come mezzo provvisorio di lotta.
4. Garanzia non formale ma effettiva di tutti i diritti e di tutte le libertà nei confronti delle classi non capitaliste della popolazione.
5. Diritto di voto immediato, semplice, diretto.
6. Diritto di eleggere e di revocare i deputati.
7. Elezioni non in base ai quartieri di abitazione, ma in base alle unità di produzione.
8. Responsabilità e obbligo da parte dei pubblici ufficiali di rendere conto del loro operato nei confronti dei consigli operai e dei contadini.
9. Rotazione dei membri dei soviet nei diversi settori amministrativi.
10. Graduale collaborazione di tutta la popolazione lavoratrice all’amministrazione dello stato.
11. Semplificazione delle funzioni amministrative.
12. Abolizione del potere statale.
In questi principi storicamente tanto decisivi si riflette un’unica preoccupazione di chiarezza: la preoccupazione di semplificare obiettivamente la vita sociale. Ma questa preoccupazione non riesce ancora a staccarsi dal modo di pensare politico-formale. La natura della politica di Stato non è definita. E’ vero che alla massa viene concessa la prospettiva della libertà, ma non le vengono affidati compiti precisi. Non viene detto che la massa degli uomini, così come è oggi, non può assumere l’attività statale e (successivamente) sociale. Perché il modo di pensare statale-politico di oggi è stato creato originariamente dai rappresentanti statali gerarchici contro la massa. Politicamente ci muoviamo ancora nei sistemi di pensiero degli antichi stati schiavisti greci e romani, per quanto si parli di «democrazia». Se l’autoamministrazione sociale deve diventare possibile, non basta cambiare soltanto la forma dello stato. L’esistenza sociale e la sua guida devono essere cambiate conformemente ai compiti e alle necessità delle masse umane. L’autoamministrazione sociale deve gradualmente sostituire la macchina statale oppure assumere la sua funzione razionale.”
Wilhelm Reich, Psicologia di massa del fascismo
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