Jean Paul Sartre, l’antisemitismo

“Questo tipo siamo ora in grado di comprenderlo. È un uomo che ha paura. Non degli ebrei, certamente: ma di se stesso, della sua coscienza, della sua libertà, dei suoi istinti, delle sue responsabilità, della solitudine, del cambiamento della società e del mondo; di tutto meno che degli ebrei. È un codardo che non vuol confessarsi la sua viltà; un assassino che rimuove e censura la sua tendenza al delitto senza poterla frenare e che pertanto non osa uccidere altro che in effigie o nascosto dall’anonimato di una folla: uno scontento che non osa rivoltarsi per paura della sua rivolta. Aderendo all’antisemitismo, non adotta semplicemente un’opinione, ma si sceglie come persona. Sceglie la permanenza e l’impenetrabilità della pietra, l’irresponsabilità totale del guerriero che obbedisce ai suoi capi, ed egli non ha un capo. Sceglie di non acquistare niente, di non meritare niente, ma che tutto gli sia dovuto per nascita – e non è nobile. Sceglie infine che il Bene sia bell’e fatto, fuori discussione, intoccabile: non osa guardarlo per timore d’essere indotto a contestarlo e a cercarne un altro. L’ebreo è qui solo un pretesto: altrove ci si servirà del negro, o del giallo. La sua esistenza permette semplicemente all’antisemita di soffocare sul nascere ogni angoscia persuadendosi che il suo posto è stato da sempre segnato nel mondo, che lo attende e che egli ha, per tradizione, il diritto d’occuparlo. L’antisemitismo, in una parola, è la paura di fronte alla condizione umana. L’antisemita è l’uomo che vuole essere roccia spietata, un torrente furioso, fulmine devastatore: tutto fuorché un uomo. (…)

L’antisemita si è scelto criminale (…) ha censurato i suoi istinti d’assassino, ma ha trovato il modo di salvarli senza confessarli. Sa di essere perverso, ma poiché fa il Male per il Bene, poiché tutto un popolo attende da lui la liberazione, egli si considera come un perverso sacro. In seguito ad una inversione di tutti i valori (…) è incline alla collera, all’odio, al saccheggio, all’assassinio, a tutte le forme di violenza che si collegano secondo lui alla stima, al rispetto, all’entusiasmo; e nel momento stesso in cui la perversità lo ubriaca, sente in sé la leggerezza e la paceche gli danno la coscienza tranquilla e la soddisfazione del dovere compiuto.”
Jean Paul Sartre, L’antisemitismo 
Qui una recensione di Franco Fortini al libro di Sartre, apparsa sull’Avanti! nel 1948:
https://francofortini.wordpress.com/1948/07/10/gli-ebrei-di-sartre/
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