le scoperte della psicoanalisi

“Freud scoprì, attraverso un metodo particolare, che egli chiamò psicoanalisi, il processo che domina la vita psichica. Le sue più importanti scoperte che su una serie di concezioni fino allora valide ebbero un effetto disastroso e rivoluzionario, cosa che gli valse inizialmente l’odio di tutti, sono le seguenti.
La coscienza è solo una piccola parte della vita psichica; essa viene diretta da processi psichici che si svolgono inconsciamente e quindi non sono accessibili al controllo della coscienza: ogni accadere psichico, per quanto possa sembrare insensato come un sogno, le azioni senza senso, le manifestazioni assurde dei malati psichici e mentali ecc., ha una funzione e un “senso” ed è perfettamente comprensibile qualora si riesca a inserirlo nell’evoluzione della persona in questione. Con questa scoperta la psicologia, che fino ad allora vegetava o come una specie di fisica del cervello (“mitologia del cervello”) o come dottrina di uno spirito obiettivo misterioso, entrò a far parte delle scienze naturali.”

La seconda grande scoperta fu che già il bambino piccolo sviluppa una intensa sessualità che non ha nulla a che fare con la procreazione, che quindi sessualità e procreazione, sessuale e genitale non sono la stessa cosa; l’esame analitico dimostrò inoltre che la sessualità, ovvero la sua energia, la libido, derivante da fonti organiche del corpo, è il motore centrale della vita psichica. Premesse biologiche e condizioni sociali della vita confluiscono dunque nella psiche.

La terza grande scoperta fu che la sessualità infantile, della quale fa parte anche l’aspetto più importante del rapporto bambino-genitori (“complesso di Edipo”) normalmente viene rimossa per paura della punizione degli atti e dei pensieri sessuali (nel nucleo “complesso di castrazione”); essa viene esclusa dall’azione e cancellata dalla memoria. La rimozione della sessualità infantile si sottrae quindi al dominio della coscienza, non le toglie però la forza, ma, al contrario, la aumenta permettendole così di manifestarsi in diversi disturbi patologici della vita psichica. Poiché non esiste quasi un’eccezione a questa regola nell’”uomo civile”, Freud poteva affermare che aveva tutta l’umanità come paziente.

La quarta -e importante per noi- scoperta fu che le istanze morali dell’uomo, ben lungi dall’avere un’origine soprannaturale, derivano dalle misure educative dei genitori e di chi ne fa le veci, sin dalla primissima infanzia. Al centro di queste misure educative agiscono quelle misure educative che si rivolgono contro la sessualità del bambino. Il conflitto, che inizialmente si crea fra i desideri del bambino e i divieti dei genitori, continua in seguito a manifestarsi come conflitto tra pulsione e morale nell’uomo. Le istanze morali, che in sé sono inconscie, agiscono nell’adulto contro il riconoscimento delle leggi della sessualità e della vita psichica inconscia; esse favoriscono la rimozione sessuale (“resistenza sessuale”) e spiegano la resistenza degli uomini contro la scoperta della sessualità infantile.

Ognuna di queste scoperte (abbiamo citato solo le più importanti per il nostro tema) già per il semplice fatto di esistere, significava un duro colpo per la filosofia morale reazionaria e specialmente per la metafisica religiosa le quali difendono i valori etici immutabili, secondo cui il mondo è dominato da uno spirito obiettivo, negano la sessualità infantile e restringono inoltre la sessualità alla funzione procreativa. Queste scoperte però non poterono sviluppare i loro effetti perché la sociologia psicoanalitica, che si basava su esse, tolse in gran parte a loro ciò che avevano dato di progressivo e rivoluzionario. Non è questa la sede adatta per dimostrarlo. La sociologia analitica cercò di analizzare la società come un individuo, stabilì un contrasto assoluto fra processo culturale e soddisfacimento sessuale, considerò le pulsioni distruttive come dati di fatto biologici naturali che dominano inesorabilmente il destino umano, negò i tempi primitivi del matriarcato e si arenò in uno scetticismo paralizzante perché si spaventò delle conseguenze delle proprie scoperte.”
Wilhelm Reich, Psicologia di massa del fascismo

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One comment

  1. In tal senso, considerano lo statuto scientifico della psicoanalisi anche due autori marxisti (pur di differente orientamento filosofico) come Louis Althusser e Ludovico Geymonat:

    “Se consideriamo infatti le grandi scoperte scientifiche della storia, vediamo che quelle che chiamiamo le scienze possono venire riferite, come altrettante formazioni regionali, a quelli che chiameremo i grandi continenti teorici. Possiamo adesso, col distacco di cui ormai disponiamo, e senza anticipare su un futuro che neppure noi, al pari di Marx, faremo «cuocere nelle nostre pentole», sviluppare la nostra metafora e dire che prima di Marx, soltanto due grandi continenti erano stati aperti alla conoscenza scientifica attraverso rotture epistemologiche continuate: il continente Matematica con i Greci (da Talete o da coloro che il mito di questo nome designa) e il continente Fisica (da Galileo e dai suoi successori). Una scienza come la chimica, fondata dalla rottura epistemologica di Lavoisier, è una scienza regionale del continente fisica: tutti sanno ora che essa vi è iscritta. Una scienza come la biologia che, da qualche decina d’anni appena, è uscita dalla prima fase della sua rottura epistemologica inaugurata da Darwin e Mendel, integrandosi alla chimica molecolare, rientra anch’essa nel continente Fisica. La Logica, nella sua forma moderna, rientra nel continente Matematica, ecc. Ѐ probabile, per contrapposto, che la scoperta di Freud apra un nuovo continente, di cui abbiamo appena iniziato l’esplorazione.”
    Louis Althusser, Lenin e la filosofia
    https://www.marxists.org/italiano/althusser/leninfilosofia.htm

    “Se si accetta la versione logica del criterio, si ha uno strumento che è assolutamente impotente ad assolvere i compiti ai quali è chiamato. Se se ne accetta la versione metodologica, allora esso diventa abbastanza vago e, soprattutto, perde di significato la differenza sostanziale che Popper vuole tracciare tra teorie scientifiche e teorie non scientifiche. Infatti, se ciò che è scientifico non è la teoria ma l’ atteggiamento, è possibile affrontare con un atteggiamento scientifico le teorie di Freud, Adler e Marx, e con un atteggiamento non scientifico quella di Einstein. Ma allora, dove va a finire il criterio di demarcazione fra scienza e non scienza?”
    Ludovico Geymonat, Riflessioni critiche su Khun e Popper
    https://books.google.it/books?id=jBzFPfi7fjwC&pg=PA3&lpg=PA3&dq=ludovico+geymonat+riflessioni+kuhn+e+popper&source=bl&ots=kmfotWqPxc&sig=5mzZdz-svT4PKKdxPgLAiAp9vF4&hl=it&sa=X&ved=0CDEQ6AEwAmoVChMIq6SarZTAyAIV4f5yCh1-dw9O#v=onepage&q=ludovico%20geymonat%20riflessioni%20kuhn%20e%20popper&f=false

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