va e vedi

Va’ e vedi (Idi i smotri) è un film del 1985 diretto da Elem Klimov
qui una scena del film:

qui la scheda del film da Wikipedia:
https://it.wikipedia.org/wiki/Va%27_e_vedi

“Nel 1943 in una Bie­lo­rus­sia oc­cu­pa­ta dalle trup­pe te­de­sche il gio­va­ne Flyo­ra de­ci­de, no­no­stan­te la forte con­tra­rie­tà della madre, di unir­si ai par­ti­gia­ni spin­to da quel­l’en­tu­sia­smo ti­pi­co della sua età. Pre­sto farà la co­no­scen­za della sua coe­ta­nea Gla­sha, an­ch’es­sa uni­ta­si alla re­si­sten­za dopo il ten­ta­ti­vo da parte dei te­de­schi di de­por­tar­la in Ger­ma­nia, la quale no­no­stan­te tutto è an­co­ra in­ten­zio­na­ta ad “amare, fare figli” e a non farsi por­ta­re via la gioia di vi­ve­re dalla du­rez­za della guer­ra. Lo slan­cio ini­zia­le del pro­ta­go­ni­sta la­sce­rà ben pre­sto spa­zio alla rab­bia, al senso di im­po­ten­za e alla di­spe­ra­zio­ne fi­glie del­l’a­ver com­pre­so quan­to sia ef­fe­ra­to quel con­flit­to e quan­ta fe­ro­cia i te­de­schi siano in grado di som­mi­ni­stra­re alla po­po­la­zio­ne ci­vi­le. Sarà il li­be­ra­to­rio mo­men­to fi­na­le a far usci­re il pro­ta­go­ni­sta da que­sto mix di emo­zio­ni e a riaf­fer­ma­re vio­len­te­men­te la sua vo­lon­tà di pre­ser­va­re la pro­pria uma­ni­tà mal­gra­do tutto.

Dallo scon­vol­gen­te im­pat­to emo­ti­vo (e vi­si­vo), tale film si pre­sen­ta come un vero e pro­prio cre­scen­do di emo­zio­ni che coin­vol­go­no gros­so­mo­do tutto lo sfera emo­ti­va dello spet­ta­to­re: l’en­tu­sia­smo e il suc­ces­si­vo senso di im­po­ten­za di Flyo­ra, la brio­si­tà di Gla­sha, la fred­da di­sil­lu­sio­ne del co­man­dan­te par­ti­gia­no Ka­sa­ch, il ter­ro­re del col­la­bo­ra­zio­ni­sta bie­lo­rus­so cat­tu­ra­to dai re­si­sten­ti, la lu­ci­da fol­lia del co­man­dan­te delle SS te­de­sche… Tra tali sen­ti­men­ti non po­tran­no fare a meno di spic­ca­re per rea­li­smo ed em­pa­tia pro­vo­ca­ta quel­li im­per­so­na­ti da un abi­lis­si­mo (e ap­pe­na quat­tor­di­cen­ne) Alek­sei Krav­chen­ko, il re­gi­sta Elem Kli­mov si di­mo­stra in­fat­ti un mae­stro nel ma­neg­gia­re l’ar­te dei primi piani allo scopo di ele­va­re alla po­ten­za l’e­spres­si­vi­tà e l’e­mo­zio­ne dei per­so­nag­gi, mo­stran­do le loro emo­zio­ni in ma­nie­ra tal­men­te vi­vi­da che è im­pos­si­bi­le non ri­ma­ner­ne al­me­no in parte con­ta­gia­ti.

Di una lun­ghez­za po­ten­zial­men­te le­ta­le, Va’ e Vedi rie­sce in­ve­ce ad ap­pas­sio­na­re, ef­fet­tuan­do una vera e pro­pria in­tro­spe­zio­ne nel­l’am­bi­to della sfera emo­ti­va degli in­ter­pre­ti della pel­li­co­la al punto che allo spet­ta­to­re do­ta­to di un mi­ni­mo di sen­si­bi­li­tà, l’u­ni­ca emo­zio­ne pos­si­bi­le è un senso di or­ro­re e di stor­di­men­to do­vu­to al forte im­pat­to pro­vo­ca­to dalle se­quen­ze fi­na­li, sen­sa­zio­ni am­pli­fi­ca­te dal­l’ul­ti­ma frase dell’Ober­sturmführer te­de­sco pro­nun­cia­ta poco prima di es­se­re pas­sa­to per le armi, il quale alla ri­chie­sta di spie­ga­re i mo­ti­vi del­l’en­ne­si­mo mas­sa­cro a danni di ci­vi­li ri­spon­de­rà: “ho detto di la­scia­re bru­cia­re i bam­bi­ni per­ché con i bam­bi­ni si ri­co­min­cia. Voi non avete il di­rit­to di esi­ste­re, non tutte le razze hanno il di­rit­to di esi­ste­re”.

Ad ogni modo, gli esti­ma­to­ri dei film di guer­ra solo lad­do­ve siano “vi­deo­gio­co­ni” in stile Il Ne­mi­co alle Porte dopo mez­z’o­ra get­te­ran­no la spu­gna, e lo stes­so di­ca­si per co­lo­ro che spe­ra­no di tro­va­re in Va’ e Vedi un film di pro­pa­gan­da so­vie­ti­ca. L’in­ten­do di Kli­mov non fu in­fat­ti quel­lo di gi­ra­re un mat­to­ne pro­pa­gan­di­sti­co o uno “spa­ra-tut­to” (ca­te­go­ria pur­trop­po molto co­mu­ne nei film sulla Se­con­da Guer­ra Mon­dia­le), ma un in­tro­spe­zio­ne vi­vi­da e pro­fon­da dei per­so­nag­gi che verrà si­cu­ra­men­te ap­prez­za­ta da co­lo­ro che di­spon­go­no di un pa­la­to fine, a patto che sia anche ab­ba­stan­za ro­bu­sto per sop­por­ta­re certe sequenze.

Il ti­to­lo Va’ e Vedi è trat­to da un passo del­l’A­po­ca­lis­se di San Gio­van­ni Evan­ge­li­sta.”
Recensione di Federico Sesia su http://www.storiadeifilm.it/

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