commentari al fascismo n°3: tutti i colori del nero

3.0. L’accezione con cui Reich intende il fascismo è molto ampia e articolata, al tempo stesso essa viene riassunta in poche parole: “Il fascismo non è un partito politico ma una concezione della vita e un atteggiamento nei confronti dell’uomo, dell’amore e del lavoro.”
Non vengono fatte distinzioni fra il fascismo italiano (a cui sono dedicati solo brevi cenni) e nazismo tedesco (su cui verte la maggior parte del materiale storico-documentario) mentre vengono inclusi fascismi “spagnolo, anglosassone, ebreo e arabo” e si danno “democratici fascisti” e “fascisti rossi”.

3.1. Il fascismo è il punto di approdo di 4000-6000 anni di repressione sessuale, famiglia autoritaria, patriarcato, misticismo, gregarismo, coincidenti con la fase imperialistica del capitalismo.
Esso è radicato nel profondo della struttura caratteriale di ognuno di noi, incarnato nelle nostre rigidità muscolari, perché inculcato già nella primissima infanzia, rafforzato dall’educazione familiare e scolastica, imposto dalle leggi dello Stato e dalle convenzioni della società.
Non si tratta di un metafisico “male assoluto”, fondato su una immutabile “natura umana”, ma il prodotto di una storia di lunga durata, per questo neppure interpretabile adeguatamente in maniera volgarmente economicistica.
Hitler e Mussolini condividono ed esaltano la mediocrità del burocrate, del sergente, del prete, del piccolo proprietario, del caporeparto, del funzionario di partito; la piccola borghesia entra prepotentemente nell’arena politica, giocando il proprio ruolo storico di custode della tradizione patriarcale, la sua visione del mondo conquista la piena egemonia: sottomissione a chi sta sopra e sopruso a chi sta sotto.

3.2. Il fascismo nasce all’interno delle società liberali e grazie agli strumenti del liberalismo, suffragio universale compreso.
Finanziato dagli industriali e dagli agrari, si mantiene costantemente asservito ai loro interessi, occultandoli con una demagogia populista.
Eredita e diffonde il misticismo, mantenendo costantemente un rapporto strettissimo con le istituzioni religiose.
Incarna la quintessenza del militarismo, delle ambizioni imperialistiche e dello sciovinismo nazionalistico.
Le democrazie liberali ed il fascismo sono complementari.

3.3. Il fascismo rosso comprende le due grandi correnti del marxismo novecentesco: la socialdemocrazia e lo stalinismo (URSS e partiti a lei legati).
Sulla socialdemocrazia, Reich sostiene la critica che i comunisti le avevano rivolto: aver aiutato il fascismo a vincere, fondandosi sul conservatorismo delle masse, in primo luogo sul legame con il capo, e deludendole con il fallimento del riformismo.
Più articolata e partecipe la critica all’involuzione dell’URSS e, di conseguenza, dei partiti comunisti. Reich prende come riferimento le teorie di Engels e Lenin sullo Stato e la dittatura del proletariato, il programma del PCUS del 1919 e, nel confronto con la “democrazia sovietica” proclamata dal congresso dei Soviet nel 1935, riconosce l’obbiettiva necessità di un arretramento rispetto agli obbiettivi rivoluzionari, comprende appieno la gravità dei problemi che l’URSS si trovava ad affrontare e considera Stalin “uno strumento delle circostanze”, ma non accetta che tali arretramenti vengano presentati come conquiste, stravolgendo il senso del processo rivoluzionario:
– invece di un semi-stato che, attraverso una dittatura transitoria, sviluppa l’autogoverno, dissolvendosi, abbiamo uno Stato che si rafforza e si caratterizza sempre più in senso nazionalistico e burocratico;
– invece di una rivoluzione sessuale, avviata con la legislazione in materia negli anni immediatamente successivi alla rivoluzione ma presto arenata, abbiamo una forma di moralismo proletario che ancora vincola la sessualità alla procreazione, quando non assume connotazioni schiettamente ascetiche;
– invece della liberazione dal lavoro coatto, abbiamo l’esaltazione degli “sportivi del lavoro” (stakhanovismo) ed un sistema autoritario di direzione della produzione.
Tutti elementi che portano ad una strutturazione caratteriale del tutto affine a quella fascista.

3.4. L’identificazione con il “capo”, dal “culto della personalità” staliniano alla “personalizzazione della politica” attuale al “leaderismo” movimentista, la delega fideistica e rassicurante ad una autorità centrale che deresponsabilizza le masse, perpetrando il patriarcato e manifestandone la natura politica, è l’esatto contrario dell’autonomia, dell’autogoverno verso cui un reale movimento emancipatorio deve tendere.
Ogni capo, ogni caporale, è un fascista.
Finché non riusciremo a farne a meno, riprodurremo il fascismo in ogni forma associativa.

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