matriarcato

“L’organizzazione sessuale del matriarcato non sbalordiva per l’organizzazione tanto diversa fra i consanguinei, ma per la naturale autoregolazione della vita sessuale che ne derivava. La sua vera base era la mancanza di proprietà privata dei mezzi sociali di produzione, come scoprirono prima Morgan e dopo di lui Engels. Rosemberg, in quanto ideologo del fascismo, coerentemente deve negare l’origine dell’antica civiltà greca da stadi precedenti matriarcali –dimostrati– e ricorrere alla supposizione che “i greci in questo (nel dionisismo) assumevano una natura fisicamente e spiritualmente estranea”.”
Wilhelm Reich, Psicologia di massa del fascismo

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One comment

  1. un interessante commento apparso su fb:

    Selva Oscura E’ un video lungo, la protagonista può risultare agressiva, categorica, a tratti definitiva, come possono esserlo gli oracoli, certo molto lontana dall’atteggiamento di ricettività, apertura incondizionata, incondizionata accoglienza, di giudizio sospeso, che ci si aspetta in ambito di cura, specialmente se olistica, specialmente se la curante (in questo caso si può tranquillamente chiamarla curandera) è femmina.
    Tuttavia è interessante l’operazione che fa, e la forza che mette nel farlo. Gabriella chiede il risveglio degli uomini, lo grida, come una Erinne, che è chiamata anche Eumenide, la benevola, al fine di evocare in lei quest’aspetto, come Parvati, la materna, è anche Durga-Kali, la feroce, di cui Mahanirvana Tantra dice: “Come tutti i colori spariscono nel nero, così tutti i nomi e le forme spariscono in lei”
    La Mereu richiama gli uomini ai loro dovere verso il patto d’unione, l’unione archetipica, rappresentata nelle posizioni del Kama Sutra, in cui le varie forme di Shakti, che sono anche le varie forme di Shiva, esprimono la loro natura naturans, per mezzo dell’unione amorosa, la quale culmina nell’orgasmo, forma massima del piacere. La via del piacere e la via della comunione coincidono, e pur avendo una simile fortuna, l’uomo la rifiuta, e la via del piacere prende una strada diversa da quella della comunione, una via perversa, come direbbe Roberto.
    L’uomo ha scelto e sceglie di dare forza alla separazione, di moltiplicarla, di amplificarla, dalla comunione dei beni, passa all’accumulazione dei beni, per mezzo dei confini, che delimitiano la proprietà, gli Stati, i tipi di lavoro (specializzazione), la razza… per mezzo dei veli soffoca il potere seduttivo della donna, in un tentativo così evidentemente puerile, di ridurre il potere del femminile di chiamare a sè, puerile e vano. Come dice Simone Galgano, per evitare questa archetipica comunione di donna e uomo, che rischia di riportare in equilibrio l’energia vitale, che nella comunione stessa troverebbe la sua naturale realizzazione, c’è la “frocizzazione di Stato”, perchè la comunione dev’essere con un Ordine, con un centro centralizzzante, non con l’altro, e sarà l’Ordine a incanalare l’energia vitale in modo funzionale al mantenimento dell’Ordine stesso.
    L’Erinne veniva chiamata anche Mania, la folle, e in effetti può sembrare una mania quella che ha la Mereu di ricondurre tutto, sempre, all’assenteismo dell’uomo dalla relazione d’amore, al suo venir meno al patto di unione, sia col femminile che lo circonda, sia col femminile che in lui dimora, ma Shakti è furiosa, è tradita, e dunque assistiamo alla sua trasformazione in Durga e quindi in Kali, a cui Gabriella Mereu da corpo e voce, a volte anche in modo, mi verrebbe da dire, sgrammaticato; col suo forte accento sardo, con la forza della sua terra e con l’ardore del fuoco, impone una visione altra, un racconto magico come quello in cui ci ha portati il patriarcato, e per farlo non lascia spiragli per il dubbio, l’esitazione, la titubanza, l’incertezza, come “la sete di sangue, di violenza, di morte rende ebbra la dea (Kali) che più non si ferma, e solo Shiva, il suo sposo, riesce a fermarla gettandosi su di lei. Kali vorrebbe uccidere anche Shiva, ma quando riconosce il suo sposo, si ferma” (https://it.wikipedia.org/wiki/K%C4%81l%C4%AB).

    Come direbbe Ghezzi:
    Buona visione.

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